Una riforma da valorizzare

La riforma del federalismo fiscale costituisce una tappa fondamentale del nostro percorso verso un più efficiente assetto istituzionale. Con il federalismo amministrativo prima (1997: riforma Bassanini) e con quello legislativo poi (2001: riforma costituzionale del Titolo V) sono state decentrate a Regioni e Enti locali forti competenze, al punto che oggi nel comparto degli Enti territoriali si colloca oltre un terzo della spesa pubblica italiana.

In alcuni casi sono nati modelli virtuosi e altamente efficienti (ad esempio i sistemi sanitari di alcune regioni del nord e del centro nord, ai primi posti nelle classifiche mondiali), in altri casi  non è stato così (oggi abbiamo ben cinque regioni commissariate sulla sanità), soprattutto a causa della mancata responsabilizzazione sul piano finanziario che ha lasciato lo Stato come pagatore e ripianatore di ultima istanza. Ad esempio, è rimasto in vigore troppo a lungo il criterio del finanziamento in base alla spesa storica; un criterio demenziale che ha finanziato non solo i servizi, ma anche l’inefficienza e gli sprechi: più spendi, più prendi. A volte, inoltre, a livello dei sistemi contabili dei alcuni Enti territoriali si sono verificate forti lacune in termini di attendibilità dei dati che venivano esposti.

Da questo punto di vista, il federalismo fiscale è stata una riforma epocale, diretta a riportare l’efficienza e la razionalità nel nostro percorso istituzionale verso il decentramento amministrativo e il federalismo legislativo. Ad esempio, il criterio della spesa storica, attraverso il quale ancora nel 2008 venivano assegnati circa cento miliardi di euro, è stato sostituito con quello dei costi e dei fabbisogni standard, che finanziano in modo solidale i servizi ma non gli sprechi e le inefficienze, favorendo l’evoluzione verso le best pratices: se alcune realtà riescono a garantire migliori servizi con minori costi bisogna favorire la convergenza verso quei modelli. Sono stati poi armonizzati i sistemi contabili rendendo attendibili e trasparenti i bilanci, fino anche prevedere sanzioni come il cd. fallimento politico, ovvero l’ineleggibilità per dieci anni per quegli amministratori che disattendono gravemente i criteri di una sana gestione finanziaria.

In questi termini, il federalismo fiscale s’inserisce in un linea di ideale continuità con quella necessaria politica di rigore e di controllo della spesa pubblica che sta portando avanti il governo Monti e che già prima aveva caratterizzato l’azione di governo. Peraltro, sia la legge delega che gli otto decreti legislativi emanati sono stati il frutto di un forte impegno del Pdl e della Lega Nord che si è però sviluppato in uno spirito di leale collaborazione bipartisan, che ha portato a condividere tutti i contenuti della riforma con gran parte dell’opposizione.

Il federalismo fiscale costituisce quindi, sia per i suoi contenuti che per la sua cifra politica, un patrimonio fondamentale del nostro percorso di riforme verso una maggiore efficienza e razionalità della spesa pubblica. È necessario che su questa riforma non accadano rallentamenti o tentennamenti. In particolare non deve essere allentata la tensione sulla attuazione dei due decreti legislativi che determinano il passaggio dalla spesa storica ai costi e fabbisogni standard, sia in relazione alla spesa degli Enti locali che riguardo al finanziamento della sanità. Già quest’anno saranno disponibili i numeri dei fabbisogni standard degli Enti locali e il 2013 sarà l’anno in cui il Patto della salute dovrà essere strutturato in base ai costi standard.

Questi due decreti legislativi devono essere considerati realmente punti di non ritorno, da non annacquare, rallentare o peggio ancora stravolgere: sarebbe un danno per tutto il sistema che ritornerebbe indietro nel tempo, favorendo sprechi ed inefficienze senza avviare quegli impegnativi processi di responsabilizzazione che consentono un uso più efficiente delle risorse e permettono poi di offrire ai cittadini servizi migliori. È compito di tutte le forze politiche che si sono impegnate in questo processo fare squadra per garantire il risultato.

 

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