Università e la generazione STEM

Al penultimo posto nella classifica europea, primi solo della Romania, è certamente positiva la notizia del generalizzato aumento delle immatricolazioni nell’anno accademico 2017/2018.
La laurea è un investimento che continua a essere redditizio nel medio periodo, perché garantisce salari più alti e migliori carriere professionali.

In Lombardia, nell’anno accademico 2015/2016 l’aumento è stato più marcato rispetto al resto d’Italia per l’alto tasso di attrattività delle università, anche dall’estero. Il dato lombardo conferma che l’offerta formativa sempre più ampia e la costruzione di una filiera formativa verticale professionalizzante consentono di aumentare il numero di studenti che continuano gli studi per accrescere le loro competenze soprattutto nelle materie cosiddette STEM.

La Lombardia ci deve far riflettere sulla necessità di diversificare l’offerta formativa di livello terziario con percorsi universitari di avanguardia e percorsi ITS orientati al mercato del lavoro e altamente specializzati nel campo dell’innovazione legata a industria 4.0.

Nota negativa è invece il persistere del “gender gap” nelle materie STEM che continuano ad essere poco scelte dalle ragazze: il 38 per cento sceglie percorsi scientifici a fronte del 76 per cento delle iscritte alle facoltà nelle aree umanistiche.

Dobbiamo perciò continuare a lavorare per percorsi universitari innovativi e per riformare gli ITS affinché diventino Smart Academy in grado di attrarre talenti.

Inoltre, occorre intensificare le attività di orientamento verso le materie STEM soprattutto nei confronti delle ragazze e rafforzare gli uffici di placement sia delle scuole secondarie sia delle università per orientare gli studenti nella scelta di percorsi con le più alte opportunità occupazionali e accompagnarli nella transizione dal percorso formativo al mercato del lavoro.