Dopo la riunione della Conferenza unificata il governo fa marcia indietro e, seguendo la linea indicata dalle Regioni, modifica in parte il Piano scuola 2020-2021.
Ci saranno maggiori risorse finanziarie necessarie per attuare le linee guida del Miur, ci sarà un rafforzamento degli organici, sarà previsto un tavolo separato sul trasporto per aiutare concretamente i genitori a conciliare famiglia e lavoro.
Il miliardo annunciato oggi da Conte e Azzolina per la scuola venga stanziato subito, attraverso un emendamento al decreto rilancio: servono certezze per gli enti locali e per gli istituti.
Purtroppo restano tanti nodi irrisolti.
Il 14 partirà il nuovo anno scolastico e con le elezioni Regionali e Comunali del 20 e 21 settembre si rischia subito uno stress per i nostri ragazzi, che verrà replicato in tanti Comuni per i ballottaggi del 4 e 5 ottobre: Forza Italia ribadisce la sua proposta per prevedere i seggi fuori dalle scuole.
Solo dopo la firma dell’accordo con le Regioni, il ministro Azzolina in conferenza stampa ha detto che dai calcoli del Miur, per rispettare il distanziamento sociale, il 15% degli studenti dovrà essere ricollocato in luoghi alternativi alle scuole. Ora, come potranno enti locali e dirigenti scolastici risolvere questo problema, a meno di due mesi dalla riapertura, senza ancora risorse stanziate con certezza e con le procedure ordinarie per effettuati lavori pubblici?
Così è evidente che la didattica a distanza diventerà la soluzione ancora una volta più praticabile. Peccato che nel Piano lo stesso Ministero dell’Istruzione dichiari di non avere ancora alcuna piattaforma di formazione a distanza con cui rimediare alle discriminazioni che abbiamo visto sorgere negli ultimi mesi dell’anno scolastico appena chiuso.
Insomma, il Governo arriva tardi e male: si sfruttino le settimane che ci separano da settembre per coinvolgere chi conosce realmente il mondo della scuola, come dirigenti scolastici e insegnanti, e soprattutto si diano certezze sulla riapertura a famiglie e studenti.


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