A Matteo Renzi le parole non mancano, ma arriva un momento nel quale a furia di distrarsi dalla realtà si rischia di far deragliare un Paese. L’intervista di oggi sul Corriere è astratta, rappresenta una serie di belle intenzioni, ma i traguardi vantati sono obiettivi portati a compimento solo in parte. 

L’abolizione delle province è stata fatta male, la riforma della pubblica amministrazione non porta risparmi. La riforma della scuola ha diviso gli insegnanti da assumere in precari di serie A e serie B. Ora il premier parla di ridurre le tasse ma le gabelle si sono moltiplicate ovunque, sulla casa e sulle attività produttive. Tuttavia alcuni punti di ispirazione liberale sono condivisibili. Il problema di Renzi è che la sua parte politica non la pensa affatto come lui e non gli lascerà fare niente di quello che lui vorrebbe. E non sto parlando solo della sinistra radicale. C’è un paradosso: Renzi propone riforme liberali che solo i moderati possono tradurre in realtà. Ecco il punto: non basta criticare Renzi, dobbiamo considerarlo un pungolo. Il centrodestra ha la responsabilità di costruire un’alternativa valida. Possiamo farcela rimanendo uniti, perché così possiamo avere la forza che Renzi non ha e non avrà mai. La forza di elaborare una visione alternativa e di tradurla in realtà.