Afghanistan, l’Europa parli con una voce sola a difesa dei diritti umani

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Tre milioni e mezzo di ragazze afghane hanno potuto in questi anni frequentare le scuole; l’aspettativa di vita in quel paese per le donne negli ultimi venti anni è passata da 57 a 66 anni. Dovranno essere quelle ragazze e quelle donne che, come Zarifa Ghafari, la giovane sindaca di 27 anni, hanno assunto in quel Paese ruoli di responsabilità, la misura della annunciata volontà di pacificazione dei talebani. Noi non volgeremo lo sguardo da un’altra parte di fronte a violazioni dei diritti umani che sarebbero intollerabili, dopo il tributo di vite che l’Italia stessa, con i suoi eroici militari e civili, ha pagato. L’Europa deve parlare con una voce sola a difesa dei diritti umani e dovrà essere in prima linea, per fronteggiare la crisi geopolitica e umanitaria, il cui impatto si riverserà ben presto sulle aree circostanti.
Ce lo impone la nostra coscienza e il dovere morale di aiutare chi ha bisogno, così come stanno facendo i nostri medici in prima linea e tutti coloro i quali, diplomatici, militari, gente comune, hanno servito in questi anni con onore, dignità e coraggio in Afghanistan. A tutti loro va il nostro ringraziamento e il nostro rispetto.
E ancora, ce lo impone il fatto – e lo dico soprattutto da donna – che non possiamo lasciare da sole le donne afghane, in queste tragico e difficile contesto. Che la loro sofferenza, pertanto, sia anche la nostra sofferenza.
Quello che è accaduto a Kabul è un evento su cui tutti dobbiamo riflettere e da cui dobbiamo trarre le opportune lezioni per il futuro. Ci sarà tempo per questo perché, come ha detto il Presidente Berlusconi, quanto accade in quel martoriato paese ci riguarda due volte, come esseri liberi e come responsabili politici dell’Europa e dell’Occidente. Così come bisognerà valutare i possibili rischi connessi ad una eventuale recrudescenza del terrorismo internazionale. Abbiamo sempre vigilato sotto questo profilo, e continueremo a farlo insieme ai nostri partner internazionali.
Ma ora l’Europa dovrà trovare una sintesi comune e attuare una linea politica immediata per affrontare l’emergenza e soccorrere i più bisognosi; una strategia complessiva che tenga conto di questi essenziali elementi e valori: la dignità della vita umana non può mai essere messa da parte. E un’Europa solidale deve farsi carico di questo fardello.
Mi rispecchio totalmente nelle parole del Presidente Draghi a questo proposito. E sono certa che l’Italia saprà – sia nel contesto europeo, ma anche utilizzando il foro multilaterale del G20, di cui quest’anno è presidente – sollevare questi temi fondamentali e trovare una posizione comune.

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