Quando Mariastella Gelrnini partorì Emma, il1o aprile 2010, al ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere fu appeso un grande fiocco rosa.

 

Si può essere madri e ministri, madri e sindaci?

«Certo che sì. Una donna che sta per diventare madre è in uno stato di grazia. Cambia il tuo corpo e magicamente ti ritrovi con un’energia incredibile».

 

Bertolaso ha «consigliato» la Meloni di dedicarsi solo alla maternità.

«A Roma si fatica a comprendersi. Ma sono sicurissima che Bertolaso non abbia voluto dire questo. Forse è stato solo un atteggiamento protettivo».

 

Non richiesto, però.

«Successe anche a me. Dopo la gravidanza ci fu un editoriale di Avvenire, dove mi si consigliava di stare di più a casa, di pensare di più a mia figlia».

 

E avevano ragione?

«Sono scelte personali. Una donna deve ascoltare corpo e mente e decidere».

 

Quando rimase incinta, era già ministro: che reazioni ci furono?

«Curiosità, e molta solidarietà. Mi sono sentita molto coccolata».

 

Nessuna diffidenza?

«No, del resto ci sono state altre ministre mamme: Stefania Prestigiacomo e Beatrice Lorenzin. E comunque non ho fatto nulla eli straordinario. Anzi, sono stata una privilegiata rispetto alle donne normali, che sono mogli, madri e devono lavorare».

 

D ministero era attrezzato?

«No, non c’era un asilo, né niente. Ma ho allestito un angolo dell’ufficio ed Emma stava con me. Ha vissuto i primi mesi lì, con una tata. Ma molti ci davano una mano. Compresa la scorta. In questi casi si vivono 15 ore insieme. Anche ora si ricordano del compleanno e mi mandano gli auguri».

 

Lorenzio dice che questo «non è un Paese per donne».

«Si può fare molto di più. Serve più welfare per l’infanzia, più asili nido e più sostegno alle mamme».

 

Alcune donne «in carriera» rinunciano ai figli perché non ce la fanno.

«È un alibi. La maternità è una cosa bellissima. E non si rinuncia a un figlio per il lavoro o la politica. Certo, io faccio i conti ogni giorno con i sensi di colpa. Perché devo fare i salti mortali per vedere mia figlia. Ma appena posso cerco di esserci».

 

Qualcuno dice che la Meloni si merita le accusè: rappresenta la destra che vuole famiglia tradizionale e donna casalinga.

«Sciocchezze. Queste polemiche sono odiose. A lei vanno tutti i miei auguri, per la gravidanza e per la politica».

 

A proposito di donne e politiche, la Bedori dei 5 Stelle rinuncia alla candidatura per gli insulti: «Mi hanno detto che sono brutta, grassa e obesa».

«Se fosse vero sarebbe inaccettabile. E i 5 Stelle a questo punto dovrebbero confermare la sua candidatura».

 

Alessandro Trocino

Dal Corriere della Sera del 15 marzo 2016 (pagina 5) – Donne e politica 

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