Da La Stampa – Di Tonia Mastrobuoni

Torino, 16 ott. 2013: Ormai i giganti della Silicon Valley ci hanno abituati a donne fuoriclasse, e ieri è arrivata l’ennesima perla ad arricchire un’area produttiva diventata il sinonimo di futuro nel mondo, ma ancora stradominata da manager maschili. Angela Ahrendt lascerà Burberry’s per andare a fare la vicepresidente di Apple.

Cosa c’entra una top manager che in questi anni ha lavorato per uno dei marchi più potenti del lusso e per Donna Karan, con il colosso dei computer e degli smartphone? Moltissimo, se guardiamo più da vicino il suo secondo incarico: sarà a capo delle vendite. E quando era amministratrice delegata di Burberry’s, Ahrendt ha conquistato il mercato dei Paesi emergenti: oggi ci sono 206 negozi del marchio britannico in tutto il mondo, l’84% dei quali è distribuito in Cina, Brasile, India e negli altri Paesi in boom economico. E Apple? Sui 416 negozi in giro per il mondo, solo otto sono stati aperti nei Paesi emergenti, e tutti in Cina. Tradotto in percentuali: il 2 per cento. Sarà per questo, forse, che i titoli hanno festeggiato l’approdo della potente “fashion woman” tra i nerd della Silicon Valley: il titolo ha chiuso sopra i 500 euro ad azione, in rialzo dell’1 per cento, mentre Burberry’s è precipitata dell’8 per cento.

L’arrivo di Ahrendts alla Apple fa pensare a quella scritta che campeggia sulla pagine web di Google: «La tecnologia sta cambiando il mondo. Le donne stanno cambiando la tecnologia». Magari è un po’ eccessivo, e non riguarda nello specifico i compiti futuri della vicepresidente di Apple – anche se l’azienda sta mostrando di voler puntare molto sul rafforzamento del brand, reclutando top manager da Yves Saint Laurent e Nike -, ma di certo riguarda altre due top manager salite ai vertici di colossi della Silicon Valley: Marissa Mayer e Sheryl Sandberg.

Soprattutto nel caso della Mayer è il caso di dire che aveva già fatto scintille come “impiegata numero venti” e successivamente top manager di Google – sua l’idea della homepage in bianco del motore di ricerca più diffuso al mondo e lo sviluppo di Google Maps – ed è altrettanto vero che è stata chiamata un anno fa a svolgere un compito non facile: rimettere in sesto Yahoo, l’altro titano dei motori di ricerca, ammaccatissimo proprio per la concorrenza schiacciante di Google. I risultati? È ancora presto per fare bilanci, ma il traffico Yahoo è aumentato in un anno del 120 per cento, i contatti sul meteo Yahoo sono saliti del 150 per cento e il traffico notizie del 55 per cento.

Meno complessa la sfida che ha dovuto affrontare Sheryl Sandberg quando è approdata a Facebook, l’azienda regina dei social. Ma un merito importante dell’ex pupilla di Larry Summers è stato certamente in questi ultimi anni l’impegno costante per promuovere le carriere femminili, anche attraverso un libro importante che è diventato un successo mondiale: “Lean In”, “Fatevi avanti”, pubblicato in Italia da Mondadori. È un libro per molti versi elitario, ma ricchissimo di dati importanti e considerazioni che possono aiutare le donne a mettere da parte le timidezze che sono spesso un ulteriore ostacolo alla carriere, oltre alla diffusa misoginia. C’è ad esempio uno studio che dimostra che le donne sono penalizzate da una crescente impopolarità, man mano che avanzano nel lavoro. Se un uomo ambizioso viene dunque definito spesso “leader”, le donne diventano invariabilmente “autoritarie”, agli occhi dei colleghi. Se non peggio.