Potrebbe essere l’ esistenza di una nuova particella elementare a risolverne l’ enigma di un quasar chiamato PKS 1222+216, che improvvisamente inizia a emettere un’ enorme quantità di radiazione gamma.

Secondo lo studio condotto da quattro ricercatori italiani dell’ Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e universita’ dell’ Insubria, l’anomalia osservata, potrebbe essere spiegata con l’esistenza delle particelle elementari ultraleggere, chiamate con l’ acronimo Alp (Axion-Like Particle) finora mai osservate, ma solo teorizzate. Allo studio pubblicato sulla rivista Physical Review D, hanno partecipato Fabrizio Tavecchio (Inaf, Osservatorio di Brera), Marco Roncadelli (Infn, Pavia), Giorgio Galanti (universita’ dell’ Insubria) e Giacomo Bonnoli (Inaf, Osservatorio di Brera).

Tutto ha inizio, spiegano Inaf e Infn in una nota congiunta, nel giugno del 2010, quando Fermi, il satellite della Nasa a cui partecipano anche Infn e Inaf, rivela un impressionante aumento della luminosità di un quasar, ossia un oggetto che somiglia a una stella e che emette onde radio, fino ad allora piuttosto tranquillo. La notizia spinge gli astrofisici del telescopio Magic, sull’ isola di La Palma nell’ arcipelago delle Canarie, il più grande telescopio gamma binoculare del mondo di cui l’ Infn è stato tra i fondatori, a puntare i loro strumenti verso quella sorgente. Con grande sorpresa, Magic rileva un’ intensa emissione variabile nel tempo: in appena dieci minuti, il flusso registrato raddoppia il proprio valore.

I risultati di Magic sono inaspettati e secondo i ricercatori potrebbero essere spiegati con l’ esistenza di queste particelle elementari ultraleggere che non interagiscano con alcuna particella nota tranne che con il fotone. Cosi’ un raggio gamma si trasformerebbe – in presenza di un campo magnetico – in una Alp e viceversa. Un grande numero di raggi gamma potrebbe diventare Alp prima di subire l’ assorbimento e quindi fuoriuscire ‘indenni’ dalla regione centrale del quasar, per poi riconvertirsi in raggi gamma ed essere rivelati dai telescopi.
”E’ importante sottolineare – osserva Tavecchio – che il nostro e’ uno scenario possibile e attraente ma non è l’unico”. Secondo Tavecchio e Roncadelli una conferma o smentita di questa proposta potrebbe venire dall’osservatorio per raggi gamma Cta (Cherenkov Telescope Array), programmato per il prossimo decennio, e dall’esperimento Alp a Desy, il laboratorio di fisica delle particelle di Amburgo.

Fonte: Ansa