Di Paolo Rastelli – Da Il Corriere della Sera

«La libertà di espressione va garantita a chi si prende la responsabilità di quel che dice e non a chi si nasconde dietro l’anonimato. 23 ago. 2013: Quindi dobbiamo sviluppare una piattaforma (per i commenti Internet, ndr.) che soddisfi queste necessità». Parola di Arianna Huffington, che di commenti se ne intende, visto che il sito da lei fondato, l’Huffington Post, ne ha pubblicati finora oltre 260 milioni.

Insomma, è guerra dichiarata ai cosiddetti troll, i frequentatori della rete che, celandosi con nomi di fantasia, insultano e minacciano a loro piacimento chiunque non vada loro a genio con conseguenze molto sgradevoli e talvolta devastanti, come dimostrano i casi di adolescenti perseguitati che scelgono il suicidio pur di sfuggire ai loro tormentatori. A parte le difficoltà tecniche di identificare chi per esempio scrive a un sito o posta su un social network (ogni metodo di registrazione è facilmente aggirabile a meno che non si chieda la scansione di un documento di identità, sistema molto macchinoso), la presa di posizione di Huffington è di quelle destinate a far discutere. Troll e bimbiminkia (quelli che intasano la rete con commenti puerili) sono odiosi e quindi sembra assurdo farli partecipare a qualsivoglia dibattito. Ma la rete è nata libera e vede di malocchio chi vuole metterle le briglie: «Quando si toglie la scelta dell’anonimato — ha scritto il sito del quotidiano britannico Independent — si sposta potere da chi legge verso chi scrive e si risparmiano salutaripunture di spillo a chi controlla le  piattaforme». Cioè, tradotto, a quei palloni gonfiati di giornalisti e /o blogger.

Senza contare che l’anonimato può tornare molto utile a tutte quelle persone che vogliono far sentire la propria voce in contesti in cui la libertà di espressione non è garantita. Dittature e regimi sono l’esempio più eclatante. Riteniamo che la rete debba restare libera. Ma alla stessa maniera i siti più frequentati hanno la responsabilità di non dare visibilità a chi minaccia e insulta, per evitare di danneggiare chi invece, e sono la maggioranza, si comporta correttamente.