Di Adalberto Signore – Da Il Giornale

Dopo un tentativo di mediazione, con il Cavaliere pronto a modificare il documento dell’Ufficio di presidenza, arriva la rottura sulla decadenza. Domani il Consiglio nazionale: “Sarò io a fare la sintesi”.

Scambi di sms, telefonate, incontri riservati nella sala del governo del Senato. Si tratta tutto il giorno nel Pdl, con Silvio Berlusconi da una parte e Angelino Alfano dall’altra.
E con i cosiddetti mediatori Paolo Romani, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli in mezzo al guado, a cercare una quadra che con il passare delle ore pare sempre più difficile. Eppure i segnali della mattina erano in qualche modo incoraggianti, con il Cavaliere che al telefono da Palazzo Grazioli dava il suo benestare a ritoccare il documento approvato dall’Ufficio di presidenza, quello disertato da Alfano e dai governativi. Prima una modifica per rendere più stringente l’impegno a sostenere il governo e poi l’aggiunta di un punto ad hoc sulla «struttura organizzativa» del partito, così da «garantire la rappresentatività» di chi ha storie e percorsi diversi. Sembra un dettaglio ma non è così. Perché – per quanto la formula sia generica – è la risposta di Berlusconi alla richiesta di garanzie del vicepremier. Mettere nero su bianco che ci saranno due coordinatori (uno lealista e uno governativo) con potere di firma delle prossime liste elettorali – ragiona al telefono il Cavaliere – non è possibile perché formalizzerebbe la nascita delle correnti. Però – dice – questo «mi pare un buon passo avanti». Si aggiunge anche l’espressione «in prospettiva elettorale», così che la garanzia di rappresentanza sia direttamente collegata alle elezioni e dunque alla stesura delle liste. I mediatori prendono atto, Romani sottopone la bozza modificata a penna di suo pugno ad uno dei ministri, la trattativa continua.

Nel frattempo, però, il Pdl va in fibrillazione. E a testimoniare quanto sia caldo il clima ci sono le decine di telefonate che intasano il centralino del quotidiano Il Tempo che ieri pubblicava l’elenco completo dei circa 850 delegati del Consiglio nazionale divisi tra falchi e colombe. Smentite e precisazioni si sono sprecate, soprattutto tra chi ha pensato bene di firmare tutte e due le mozioni come il consigliere regionale delle Marche Enzo Marangoni. Intanto i lealisti di Raffaele Fitto minacciano fuoco e fiamme se Berlusconi dovesse «cedere ad Alfano» mentre nei governativi si alza la fronda di chi chiede al vicepremier di non fare passi indietro. A metà pomeriggio la distanza è ancora tanta. Per il vicepremier, infatti, le aperture del Cavaliere sono del tutto insufficienti visto che la discriminante resta il sostegno del governo anche nel caso di decadenza. «Altrimenti – ragiona Alfano – il 27 novembre ci ritroviamo allo stesso punto di oggi». Su questo, però, Berlusconi non cede. E anzi decide di fare un giro di telefonate ai senatori «indecisi» per cercare di capire che aria tira. Circostanza, questa, che indispone non poco Alfano. È nel tardo pomeriggio, però, che la situazione precipita. Il M5S chiede formalmente di anticipare il voto sulla decadenza a lunedì e il fatto che il segretario del Pd Guglielmo Epifani ribadisca a stretto giro che «la legge va rispettata» è per Berlusconi il segno che l’atteggiamento dei democratici continua a restare ostile nonostante – si lascia sfuggire in privato – le garanzie avute da Alfano. Da una parte trattano – è il senso del suo sfogo – e dall’altra cercano di scavarmi la fossa. Una mediazione, insomma, sembra sempre più lontana. Anche se a chi gli chiede come finirà, il Cavaliere risponde sibillino: «Sarò io a fare la sintesi».