Il sospetto è diventato certezza. Quando Berlusconi parlava di complotto internazionale per abbattere il suo governo sapeva di cosa parlava. E ora, con le intercettazioni segrete portate allo scoperto da WikiLeaks, c’è la conferma dell’ingerenza americana nella politica europea e nel colpo di mano che costrinse Berlusconi alle dimissioni.

Scelta dettata non certo dalla situazione economica del Paese ma dall’iniziativa internazionale di Berlusconi tesa a tutelare l’Italia e a sostenere un equilibrio più stabile in Europa. Niente di nuovo sotto il sole ma oggi il governo italiano, se crede di poter esercitare uno straccio di autonomia, deve chiedere conto agli Usa della loro ingerenza.

L’Italia è sempre stata un alleato affidabile e concreto degli Stati Uniti che, è opportuno ricordarlo, in questi giorni stanno armando a Sigonella i droni che dovranno bombardare le postazioni Isis. Ciò non di meno il governo italiano deve chiedere conto di quella che è stata una ingerenza destabilizzante che ha messo a rischio l’autonomia e l’autodeterminazione del nostro Paese. E la proposta di istituire una commissione d’inchiesta può sicuramente aiutare il Parlamento e il Paese a fare luce su una fase della nostra storia troppo a lungo oscurata.

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