Di Adalberto Signore – Da Il Giornale

Una notte quasi insonne a Villa Certosa, in quel di Porto Rotondo, poi il volo a Roma per partecipare alla manifestazione sotto Palazzo Grazioli.
Come previsto, Silvio Berlusconi ci mette la faccia, interviene pubblicamente e dice la sua, pur con una certa prudenza ed evitando di affondare i colpi sulla magistratura come tante volte ha fatto. Assicura tutti di non essere disposto a «mollare» o «fare passi indietro», ma – come consigliato da Gianni Letta – senza chiamare in causa il Quirinale che, al di là delle dichiarazioni ufficiale, resta il suo principale interlocutore in questa partita. Già, perché Giorgio Napolitano avrebbe in qualche modo fatto arrivare messaggi distensivi all’ex premier, rassicurandolo sul fatto di essere rimasto «sorpreso» anche lui dalla sentenza della Cassazione. Anche il Colle, insomma, si sarebbe aspettato una decisione in qualche modo meno «conflittuale».
Ecco perché Berlusconi non alza i toni, pur non avendo nascosto in privato tutto il suo disappunto per il ruolo avuto dal Quirinale che «ancora una volta» non sarebbe stato all’altezza delle aspettative. Pubblicamente, dunque, silenzio. Mentre in privato la linea è abbastanza netta. Dopo la manifestazione, non a caso, il Cavaliere catechizza a dovere i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta che nella tarda mattinata di oggi saliranno al Quirinale per porre a Napolitano il problema non tanto della grazia quanto, più probabilmente, dell’amnistia. Potrebbe essere questo, infatti, un punto di mediazione, anche se nelle sue conversazioni private Berlusconi lascia intendere di non crederci affatto. Ma – spiega uno che a Palazzo Grazioli è di casa – ormai «è questa l’unica luce alla fine del tunnel».
Dunque, segue il doppio binario il Cavaliere. Che non stoppa la piazza ma evita accuratamente di aprire fronti eccessivamente polemici. Tenere alta la tensione, dunque, ma senza strappare. Certo, «se mi metteranno con le spalle al muro non resterò a guardare» dice ai suoi nelle riunioni che si susseguono a Palazzo Grazioli. Ma senza eccessi, tanto che conferma la sua fiducia a Enrico Letta, sentito ieri al telefono per le rassicurazioni del caso. «Andiamo avanti sul decreto del fare», dice l’ex premier convinto che su questi provvedimenti non si possa troppo giocare.
Un Berlusconi double face, dunque. Insonne nonostante la serata di relax passata in Sardegna, niente affatto conciliante e molto infastidito dai resoconti usciti ieri sui giornali. Fra meno di un mese andrò ai domiciliari – è il senso dei suoi ragionamenti – e c’è ancora chi fantastica sul fatto che io avrei ottenuto chissà quale salvacondotto: sono in un’età in cui sto vivendo l’ultima parte della mia vita e ancora devo sentire certe cose. Un Cavaliere quasi commosso, al punto che al termine del suo intervento dal palco, ormai al riparo da telecamere e fotografi, si lascia andare ad un pianto liberatorio.