Brunetta: «Ecco perché l'Fmi si sbaglia: senza l'Imu si rilanciano i consumi»

Di Renato Brunetta – Da Il Corriere della Sera

Lettera del Capogruppo Pdl alla Camera: la tassa è diventata l’emblema dell’«angoscia fiscale». La sua eliminazione assume un aspetto altamente simbolico.

«Caro direttore,
il Fondo monetario internazionale ha recentemente sostenuto che «la tassa sulla proprietà immobiliare sulle prime case dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità ed efficienza fiscale», pur riconoscendo che una tale scelta presuppone la revisione dei valori catastali.Per la reputazione dell’organismo da cui proviene, questa posizione deve essere analizzata mettendone in luce i presupposti, teorici e di fatto, così da poter valutare se l’indicazione è coerente con le particolari caratteristiche del sistema fiscale italiano e con le condizioni congiunturali della nostra economia. Non vi è dubbio che il nostro Paese abbia necessità di passare dall’attuale insopportabile 45% di pressione fiscale ad almeno il 40% nell’arco di un quinquennio.

Occorre una riduzione della spesa pubblica che, per l’entità delle risorse di cui abbiamo bisogno, non può non passare dalla riduzione degli interessi sul debito pubblico, quindi sulla riduzione, drastica e strutturale, di quest’ultimo. Si veda la proposta del Pdl di attacco al debito, ripresa domenica da questo giornale. Nell’immediato, invece, Imu prima casa o cuneo fiscale? La questione teorica si pone nel modo seguente. La riduzione del cuneo fiscale rappresenta un’azione dal lato dell’offerta, perché riduce i costi di produzione delle imprese. Ma per avere effetti sul livello della produzione e dell’occupazione presuppone una fase di ripresa e non di recessione dell’economia.

La situazione attuale è certamente caratterizzata da forti problemi di competitività dei settori produttivi italiani, ma la profonda recessione di cui non si vede l’uscita è dovuta in primo luogo a una caduta drammatica della domanda, che si sovrappone al problema strutturale di competitività e ne condiziona ogni soluzione (come del resto ha riconosciuto lo stesso Fmi nelle sue critiche alla politica europea di austerità). È necessario quindi un immediato provvedimento fiscale che abbia un effetto dal lato della domanda. In Italia, oltre l’80% delle famiglie italiane di ogni ceto sociale vive in una casa di proprietà e spesso questa è una condizione di sopravvivenza, soprattutto nelle fasi economiche più difficili. La casa, pertanto, deve essere salvaguardata. Ciò non è avvenuto lo scorso anno. E l’Imu è diventata il simbolo della stangata fiscale e di quella che possiamo definire «l’angoscia fiscale».

Nelle condizioni congiunturali e di aspettative negative che si sono così determinate, l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa assume un aspetto altamente simbolico di svolta della politica fiscale e di riconoscimento di errori effettuati, con effetti sia sulla spesa per consumi sia sul settore immobiliare, che rappresenta un volano fondamentale della ripresa nel breve termine, come lo è stato per affossare la domanda aggregata il suo sostanziale blocco lo scorso anno. Forse è bene ricordare che l’importanza degli effetti comportamentali delle manovre fiscali, suggeriti dalla buona teoria economica, è difficile da stimare mediante modelli econometrici. Proprio il Fondo monetario internazionale ha di recente riconosciuto che i moltiplicatori utilizzati per valutare l’impatto recessivo in Europa dei provvedimenti di consolidamento fiscale erano fortemente sottostimati, e che l’impatto è stato di tre volte superiore. Forse anche per la discussione in corso intorno all’Imu è bene che gli approcci e le valutazioni non sufficientemente correlate alle condizioni di contesto vengano utilizzati con prudenza. È per le considerazioni teoriche ed empiriche sopra addotte che crediamo che la valutazione espressa dal Fondo monetario internazionale, che tanto ha avuto risalto mediatico e politico, sia sbagliata».