Renzi_Berlusconi

Di Laura Cesaretti – Da Il Giornale

Roma, 6 nov. 2014: Renzi vuole modificare il patto del Nazareno: nella legge elettorale soglia di maggioranza al 40% e sbarramento al 5%. Ncd in allarme. L’ipotesi del premio di maggioranza alla lista – e non alla coalizione – che prende più voti non è più solo una boutade estiva del premier ma una realtà concreta, messa sul piatto della trattativa tra i due contraenti del «patto del Nazareno».

Se prendesse quota – e il condizionale è ancora d’obbligo, viste le incertezze – sarebbe una svolta non da poco per l’Italia e il suo sistema politico: un addio alle coalizioni-carrozzone (esemplari quelle dei governi Prodi, che andavano dall’ex berlusconiano Lamberto Dini al democristiano Clemente Mastella al trozkista Franco Turigliatto; ma anche il centrodestra ha messo insieme carovane variopinte ai suoi tempi) e un passo avanti verso quei catch all party, partiti pigliatutto non ideologici e nei quali convivono anime diverse riunite sotto una forte leadership, tipici delle democrazie anglosassoni: dal New Labour di Tony Blair ai Democratici o ai Repubblicani americani.

A prendere il premio di maggioranza (fino al 55% del Parlamento) sarebbe, secondo lo schema del nuovo Italicum renziano, il partito che riesce a superare la soglia del 40%. Se poi nessuna lista superasse quella quota, si andrebbe ad un ballottaggio tra le prime due, che assegnerebbe il premio a chi ottenga un voto più del competitor.

Secondo questo nuovo schema di Italicum che archivia le coalizioni, ogni singola lista dovrebbe superare una soglia di accesso. E si parla del 5% dei voti per entrare in Parlamento: un’asticella che, in base ai risultati delle ultime Europee, lascerebbe fuori da Montecitorio quasi tutti, tranne Pd, Forza Italia, Movimento Cinque Stelle e Lega Nord. Nell’iniziale ipotesi renziana la soglia era più bassa: si ipotizzava un 3%, che avrebbe consentito al Ncd di Alfano e a Sel di giocarsela. Se è stata alzata è anche per venire incontro alle esigenze di Silvio Berlusconi di incentivare il ruolo «federativo» del suo partito: con un quorum cosi proibitivo, i partitini sarebbero costretti a bussare alle porte dei partiti maggiori, e il Cavaliere potrebbe arruolare sotto le proprie insegne i vari Fratelli d’Italia, Destra di Storace eccetera. E naturalmente lo stesso Ncd, che difficilmente potrebbe trovar posto nel Pd (anche se diversi suoi esponenti sarebbero tentati). Fuori resterebbe la Lega, che punta ad affermarsi come partito della destra lepenista in Italia: «Con una destra del genere – scriveva giorni fa sul Sole 24 Ore il professor Roberto D’Alimonte, uno dei “consiglieri” renziani sulle riforme – anche Berlusconi non può fare accordi. E allora forse meglio puntare a fare il partito unico dei moderati invece della coalizione dei moderati».

Analogamente, sul fronte opposto, Renzi potrebbe aprire le sue liste a candidati di Sel e di Scelta Civica. Insomma, nascerebbero quelle che il costituzionalista Pd Stefano Ceccanti chiama «le liste coalizionali».

Sul tavolo, a quanto è dato capire, resta anche l’Italicum originario, quello col premio di coalizione. Ma le soglie, ha spiegato il premier, devono comunque cambiare: va alzata quella del premio dal 37 al 40%, mentre le soglie per i partiti che si coalizzano sarebbero abbassate al 4%.

Il capitolo ancora avvolto nella nebbia è invece quello del metodo di selezione degli eletti: Renzi ha pubblicamente ripetuto in più occasioni di essere favorevole alle preferenze, mentre l’Italicum originario prevedeva liste corte bloccate. Nella minoranza Pd però c’è una forte – ancorché strumentale – resistenza contro i parlamentari «nominati», così è spuntata l’ipotesi di bloccare solo il capolista e far eleggere con le preferenze gli altri. Ieri la Boschi ha avanzato l’idea di un 30% di eletti in un listino bloccato e di un 70% con le preferenze. La verità, che nessuno ammette, è che comunque, a scrutinio segreto, difficilmente un sistema con le preferenze troverebbe una maggioranza di favorevoli.