Intervista di Marco Gorra all’on.le Mariastella GelminiLibero del 01.09.2012

“Io ci sono passata, e non è stato facile”. Mariastella Gelmini, onorevole del Popolo della libertà ed ex ministro dell’Istruzione, ha un motivo in più per schierarsi dalla parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché come ci si sente a finire alla gogna per colpa di una storia di intercettazioni che forse ci sono e forse no e che forse contengono certe frasi e forse no, lei lo ha vissuto in prima persona. “Quando eravamo al governo”, ricorda, “ad un certo punto iniziarono a girare indiscrezioni riguardo queste fantomatiche intercettazioni piene di conversazioni hard tra me e le mie colleghe Mara Carfagna e Michela Vittoria Brambilla”.

Intercettazioni che però non si sono mai viste…

“Esatto, perché non esistevano. Nonostante questo, per mesi i giornali ne parlarono come se fossero vere”.

Non dev’essere stato un periodo facile…

“Né per me né per il governo. Io alla fine sono riuscita a dimenticare, perché quello che non uccide fortifica. Ma non è stato per niente facile”.

Una vicenda che qualche analogia con quella che vede coinvolto il capo dello Stato ce l’ha. Da sopravvissuta, se la sente di dare un consiglio a Napolitano?

“Per fortuna il presidente non ha bisogno dei miei consigli: ha tempra ed esperienza sufficienti. E poi credo che il modo in cui il Paese si è stretto intorno a lui lo abbia risarcito di questo danno morale”.

Vale lo stesso per il modo in cui Silvio Berlusconi si è chiamato fuori dai ‘brutali tentativi di condizionare Napolitano’?

“È chiaro che il centrodestra  non ha alcuna responsabilità. A differenza dei magistrati, che non hanno distrutto conversazioni penalmente non rilevanti”.

Eppure, la ‘manina berlusconiana’ dietro il servizio di Panorama l’hanno evocata in molti…

“Per accusare il centrodestra di una altrui carenza di attenzione. Che senso ha?”.

C’è chi, come i vostri colleghi finiani, vorrebbe chiederlo ai servizi segreti…

“La richiesta di convocazione del Copasir è surreale. Così come lo è il fatto che ad avanzarla siano stati proprio i finiani”.

Perché?

“Perché se non ci è stato consentito di fare la legge di riforma sulle intercettazioni la responsabilità è loro, perché quando l’accordo era a portata di mano lo hanno fatto saltare, facendoci perdere l’occasione di mettere a posto un sistema che da dieci anni alimenta il peggior malcostume italiano”.

A voler vedere la bobina mezza piena, uno però potrebbe persino sperare che il caso Quirinale contribuisca a creare un clima più favorevole ad una riforma.

“Me lo auguro, però rimango pessimista”.

Teme che alle parole non seguano i fatti?

“È già successo tante volte. Accade un episodio, il tema diventa incandescente per qualche giorno, si fa un gran parlare e poi…”.

E poi?

“E poi arriva sempre il momento in cui, insieme ai comunicati di solidarietà, sparisce anche la voglia di cambiare la legge”.

Al governo dei Professori, in realtà, sembra non sia proprio venuta.

“Il governo si chiama fuori, ritenendo che agire sulle intercettazioni sia di competenza del Parlamento. Ma in una situazione come questa credo che sia dovere di ciascuno assumersi le proprie responsabilità”.

Anche del ministro Paola Severino?

“Il Guardasigilli deve farsi carico di questo tema. Perché non è un problema solo di Berlusconi o, adesso, di Napolitano. Quello delle intercettazioni è un problema anche di tante persone comuni, un problema che ha condizionato la vita del Paese per troppo tempo”.

Più o meno come le polemiche su Tangentopoli. Alla luce delle ultime ricostruzioni dei rapporti tra pool e Usa, si sente di appoggiare le richieste di istituzione di una commissione parlamentare sul tema?

“Quanto emerso solleva interrogativi anche inquietanti. Può e deve offrire allora un’occasione di conoscenza e di verità storica. Sarebbe del resto assai curioso che nel momento in cui denunciamo le deviazioni di una magistratura che a Palermo vorrebbe sostituire la sua controversa prospettiva giudiziaria all’analisi storica, lasciassimo ora libero il campo della ricerca storica su di un periodo che vede oltretutto nascere e consolidarsi il protagonismo dei magistrati. Certo, una Commissione di saggi, di storici indipendenti senz’altro ci vuole”.

Fonte: Libero