Cari Daniel e Mauro Tommy (Lettera sulle partite IVA)

Mariastella, ci avete lasciati soli… ci stanno massacrando, almeno l’altra volta il Cavaliere era una speranza… ma questa volta siamo veramente soli, siete poco credibili, le alleanze saltano, oggi con te domani con lui, comunque il lavoro manca per tanti e non resta che la rassegnazione… [Daniel Casella]

Continuate a dire che le imprese artigiane e commercianti e agricoltura sono il motore della nostra economia, ma nessuno in concreto le ascolta con la giusta considerazione e se ne fa portavoce, se non come tema di protesta. Credo sia ora che per la tradizione del nostro partito e la famosa meritocrazia che vogliamo applicare, dobbiamo alzare la VOCE. [Mauro Tommy]

Cari Daniel e Mauro Tommy,

grazie per avermi scritto. Una delle ragioni della discesa in campo di Silvo Berlusconi e di Forza Italia prima, e ora PdL, é stata ed é la volontà di dar voce al popolo delle pmi poi delle partite IVA, tanta gente abituata a lavorare sodo fra mille difficoltà, spesso vessata dalla burocrazia, dal fisco, oggi anche dalle banche. Gente che non conosce la visibilità e la retorica con cui ancora oggi viene raccontato il mondo del lavoro, quasi fosse un quarto Stato ottocentesco povero e impoverito.Il mondo è cambiato, l’Europa è in difficoltà e la globalizzazione promuove nuovi player: Brasile, India,Cina. E noi siamo all’articolo 18. Basta con questi mandarini della legislazione del lavoro!

Il nostro agire é sempre stato dettato dalla volontà di parlare a quanti sono animati da spirito di iniziativa, creatività, ai tanti imprenditori della vita quotidiana, per interpretare i loro bisogni, le loro aspettative: riduzione della spesa pubblica, sprechi e privilegi, uno stato più leggero.

L’approvazione del federalismo,il passaggio al costo standard, la politica del rigore, con il pareggio di bilancio che raggiungeremo nel 2013 grazie anche alle manovre Tremonti , l’approvazione dello statuto dell’impresa, il rilancio degli istituti tecnici, del lavoro manuale, un nuovo stretto rapporto scuola-lavoro, la politica di Brunetta per una pA meno invasiva e pletorica, gli strumenti utili e finalizzati a favorire gli investimenti nel nostro paese, l’avvio della riforma degli incentivi alle imprese, il tema del costo dell’energia che abbiamo affrontato con il ritorno al nucleare poi accantonato ecc ecc , la liberalizzazione dei servizi pubblici locali: sono stati i molti e importanti provvedimenti da noi proposti e apprezzati dall’impresa. Ma non sono stati sufficienti.

All’appello sono mancate due riforme attese dagli imprenditori: la riforma del mercato del lavoro, avversata strenuamente dalla sinistra e dalla cgil in particolare; la riforma del fisco. La crisi improvvisa dell’estate 2011  ha impedito Silvio Berlusconi di realizzarle.

Oggi sosteniamo Monti essenzialmente per queste ragioni: perché le nostre idee e il nostro programma non sono cambiati, rappresentano il nostro profondo convincimento e se per giungere all’approvazione di queste misure bisogna appoggiare il governo tecnico di Monti responsabilmente siamo pronti a farlo. Ma ad una condizione: che a pagare il costo della riforma non siano gli artigiani, i commercianti, le partite IVA . Non siano cioè gli “invisibili”, quelli senza rappresentanza.

É certo  doveroso ricercare l’accordo con il sindacato, é doveroso che anche gli imprenditori siano compartecipi dei costi della crisi: ma tutto questo non può avvenire  assumendo provvedimenti insostenibili per chi già deve pagare IMU addizionale IRPEF e moltissimi balzelli. Purtroppo con il passare del tempo questa discussione sul mercato del lavoro ha teso ad assomigliare sempre più alle tradizionali e rituali trattative tanto nella forma, tripartita, quanto nei contenuti tutti rigorosamente interni all’archeologia del lavoro e delle norme tanto cara alla sinistra massimalista italiana. Bisognerà infatti pur ricordare che le voci del riformismo italiano (quando essere riformisti voleva dire avere coraggio) hanno da tempo abbandonato il simulacro della sinistra italiana.

Il pdl é pronto a votare la riforma del mercato del lavoro solo se sarà una vera riforma, complessiva e comprensiva delle realtà e del pluralismo di inventiva, protagonismo e coraggio che dà vita all’imprenditorialità italiana diffusa.Un mondo che ha trovato nuove e forti voci nelle PMI con Confapi, Rete Italia, tra i professionisti ed il terziario avanzato con Acta presieduta da Anna Soru. C’è dunque bisogno di una vera riforma, fuori dalle solite ricette stataliste e concertative capaci solo di  aumentare in modo inaccettabile il costo del lavoro e la pressione regolatoria, elementi non sostenibili per piccole realtà già oggi in grande difficoltà.

Un caro saluto.

Mariastella