Le parole per uccidere

di Giuliano FerraraIl Foglio del 21.03.2012

Il presidente della Repubblica è un militante e dirigentecomunista da quasi novant’anni in servizio. La battaglia sul mercato del lavoro se la sono intestata storicamente persone ammazzate come Biagi (cattolico democratico, prodiano) e D’Antona (comunista), e persone sotto scorta permanente come Pietro Ichino o Maurizio Sacconi, oltre che molti giuslavoristi ed economisti di sicura stima pubblica. La norma annunciata da Monti e Fornero, attesa dalla Banca centrale europea e da quella piccola parte del padronato che non ha una paura canaglia della propria funzione sociale, e già approvata dieci anni fa da mezzo fronte sindacale, è la revisione, protetta e garantita in mille modi possibili, di una conquista sociale del secolo scorso, ottenuta in un altro mondo economico. Come avvenne per la revisione della scala mobile dei salari, passata via referendum per il coraggio di Bettino Craxi e santificata dall’assassinio di Ezio Tarantelli. Non è e non può essere spacciata come una misura di oppressione, come una vendetta sociale, come un “patto scellerato”, per usare l’infelice ma rivelativa espressione affibbiata al “libro bianco” di Biagi da Sergio Cofferati, predecessore di Susanna Camusso alla guida della Cgil.

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Lavoro e previdenza, l'uno-due obbligato

di Guido GentiliIl Sole 24 Ore del 20.03.2012

Lavoro e pensioni sono collegati. Bella scoperta, si potrebbe dire. Chi mai penserebbe il contrario? In pratica, però, un intero Paese il contrario l’ha fatto per decenni, in barba alle poche voci che hanno provato a sollevare il problema. Il Paese è l’Italia, che ha accumulato un debito pubblico enorme, infischiandosene degli andamenti demografici e di ciò che i padri non lasciavano (o lasciavano, come i debiti) ai figli.

Allo stesso tempo, nello stesso Paese, si è affermato quello che Marco Biagi definiva il peggiore mercato del lavoro in Europa. Un mercato spezzato in due, tra garantiti e non garantiti. Biagi voleva combattere la precarietà e insieme allargare l’occupazione attraverso una maggiore flessibilità del lavoro. Sappiamo come è finita: assassinato e sepolto due volte, dalle Br e dalle bugie. Dieci anni dopo pensioni e lavoro sono al centro dell’agenda del Paese. E già è una buona notizia che la riforma delle pensioni approvata col decreto Salva Italia dal neonato Governo Monti e la volata per quella del lavoro abbiano camminato, in sostanza, di pari passo. Sì, lavoro e pensioni sono collegati.

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«O si cambia o si è tagliati fuori»

di Marco MorinoIl Sole 24 Ore dell’o8.03.2012

Dal caso British gas, con la compagnia inglese che dopo 11 anni di autorizzazioni negate getta la spugna e rinuncia al progetto per il rigassificatore di Brindisi, è importante ricavare una lezione: oggi la competizione non è solo tra aziende, ma tra Paesi e tra territori all’interno dei vari Paesi, che sono in continua lotta per calamitare gli investimenti industriali stranieri e i grandi capitali internazionali. Purtroppo, sotto questo profilo, l’Italia ha ancora molto da imparare: soprattutto è chiamata a compiere un grande salto culturale, che deve partire dagli amministratori pubblici, perché sono loro a influenzare in modo decisivo le scelte localizzative delle multinazionali.

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Il Pil del futuro

di Lamberto MaffeiIl Sole 24 Ore del 06.03.2012

Io personalmente, ma penso di poter parlare a nome di tutti i soci dell’Accademia dei Lincei, ho accolto con grande interesse il manifesto per una “Costituente della cultura” del Sole 24 Ore. Ci uniamo volentieri a suonare le campane per il risveglio dei cervelli, dove il suono delle campane sono il sapere, la scienza e la corretta informazione.

I Lincei sono una delle istituzioni che rappresenta la cultura del Paese, la conoscenza nei vari rami del sapere, e hanno il dovere di diffonderle e di promuoverle. I Lincei, seguendo i secolari fondamenti istitutivi di questa Accademia, da sempre si adoperano a favore della formazione e della cultura; i Lincei si ergono a baluardo di un metodo di imparare e di conoscere, che mira a educare le menti a un sapere critico in virtù del quale l’informazione non viene accettata passivamente, ma passata al vaglio di una scrupolosa e competente analisi e rifiutata quando non mostri le qualità imposte da una solida base conoscitiva, chiarezza di argomentazioni e razionalità stringente, fuori da ogni dogmatismo. (altro…)

Presidenzialismo parlamentare

di Giovanni SartoriCorriere della Sera del 26.02.2012

L’imprevisto governo dei tecnici ha riaperto tutti i giochi, ivi incluso quello (necessarissimo) della riforma elettorale. Difatti i maggiori partiti (Lega esclusa) si stanno già incontrando per accordarsi su una nuova legge per votare. Ma dai primi incontri sono emerse soltanto, per ora, stramberie che anch’io stento a capire. Aspettando idee migliori, è tempo di realizzare che noi abbiamo già sviluppato e stiamo già praticando un costituzionalismo anomalo che dirò «presidenzialismo parlamentare». Che non ha bisogno di essere spiegato ai lettori del Corriere perché questa formula trova nel mio collega Angelo Panebianco un inventore di straordinaria perseveranza e bravura. Il che mi consente di entrare subito in argomento.

Ripartendo dall’inizio, noi abbiamo una costituzione parlamentare «pura» il cui difetto di nascita è di essere nata nel 1948 e quindi con la paura del «troppo potere» (uscivamo da una dittatura e già si intravedeva, nel Pci, un temibile partito comunista). Questo difetto di nascita non ha creato problemi finché è durata l’egemonia democristiana; ma con la sua fine è presto diventato evidente che il nostro era un potere di governo troppo debole. Difatti il grosso dei nostri costituzionalisti da gran tempo suggerisce due rinforzi: l’adozione del voto di sfiducia costruttivo vigente in Germania (un governo non può essere rovesciato se non è già concordato il nuovo premier) e, secondo, l’attribuzione al premier del potere di cambiare sua sponte i ministri del suo governo. (altro…)