«O si cambia o si è tagliati fuori»

di Marco MorinoIl Sole 24 Ore dell’o8.03.2012

Dal caso British gas, con la compagnia inglese che dopo 11 anni di autorizzazioni negate getta la spugna e rinuncia al progetto per il rigassificatore di Brindisi, è importante ricavare una lezione: oggi la competizione non è solo tra aziende, ma tra Paesi e tra territori all’interno dei vari Paesi, che sono in continua lotta per calamitare gli investimenti industriali stranieri e i grandi capitali internazionali. Purtroppo, sotto questo profilo, l’Italia ha ancora molto da imparare: soprattutto è chiamata a compiere un grande salto culturale, che deve partire dagli amministratori pubblici, perché sono loro a influenzare in modo decisivo le scelte localizzative delle multinazionali.

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Tempi e veti, lo straniero non investe

L’ attesa di 1.210 giorni per rendere esecutivo un contratto in tribunale Le banche. In Italia si rafforza la presenza delle banche internazionali, la forza lavoro cresce del 10%

Undici anni di (inutile) attesa per i permessi del rigassificatore di Brindisi sono l’ eccezione e non la regola. Ma anche la regola non è per niente incoraggiante: 258 giorni, inmedia, è il tempo necessario per avere un permesso di costruzione in Italia. Lo certifica l’ ultimo rapporto «Doing business» della Banca mondiale. Nella statistica c’ è dentro di tutto, dalle domande che giustamente meritano lunghi tempi di attesa (per motivi ambientali, ad esempio) fino ai normali permessi per mettere in piedi un piccolo progetto con tanto di posti di lavoro. Che, soprattutto oggi, non meriterebbe di aspettare quegli otto mesi e mezzo calcolati dalla Banca mondiale, suddivisi in ben 11 permessi necessari prima di arrivare alla meta. Ma non si tratta solo di costruzioni. L’ Italia, nella lista dei Paesi dove èmeno complicato fare affari e aprire un’ azienda, è adesso all’ ottantasettesimo posto su 183, quasi a metà classifica tra il primato di Singapore e la maglia nera del Ciad. Per un Paese del G8 non è il massimo.

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Il Pil del futuro

di Lamberto MaffeiIl Sole 24 Ore del 06.03.2012

Io personalmente, ma penso di poter parlare a nome di tutti i soci dell’Accademia dei Lincei, ho accolto con grande interesse il manifesto per una “Costituente della cultura” del Sole 24 Ore. Ci uniamo volentieri a suonare le campane per il risveglio dei cervelli, dove il suono delle campane sono il sapere, la scienza e la corretta informazione.

I Lincei sono una delle istituzioni che rappresenta la cultura del Paese, la conoscenza nei vari rami del sapere, e hanno il dovere di diffonderle e di promuoverle. I Lincei, seguendo i secolari fondamenti istitutivi di questa Accademia, da sempre si adoperano a favore della formazione e della cultura; i Lincei si ergono a baluardo di un metodo di imparare e di conoscere, che mira a educare le menti a un sapere critico in virtù del quale l’informazione non viene accettata passivamente, ma passata al vaglio di una scrupolosa e competente analisi e rifiutata quando non mostri le qualità imposte da una solida base conoscitiva, chiarezza di argomentazioni e razionalità stringente, fuori da ogni dogmatismo. (altro…)

Studenti alla ricerca della particella di Dio

Al via dal 28 febbraio l’ottava edizione delle Masterclasses, l’iniziativa europea che porta studenti e insegnanti delle scuole superiori di tutta Italia in un viaggio nel cuore della materia e alla scoperta dell’infinitamente piccolo. Nel periodo dal 28 febbraio al 24 marzo, più di un migliaio di studenti delle scuole superiori italiane e un centinaio di insegnanti di materie scientifiche potranno essere ricercatori di fisica per un giorno grazie all iniziativa coordinata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). I ragazzi e gli insegnanti si recheranno nelle università italiane, dove verranno accompagnati dai ricercatori in un viaggio nelle proprietà delle particelle ed esploreranno i segreti delle grandi macchine che vengono costruite per trovare i componenti primi della materia.

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Sette progetti di ricerca finanziati dall'ERC a Tor Vergata

Con un totale di sette progetti finanziati, l’Università di Tor Vergata è l’ateneo italiano con il maggiore numero di progetti europei finanziati dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) nel 2011.

Due dei progetti – spiega l’università di Tor Vergata in una nota – sono coordinati da ricercatori senior e cinque da giovani ricercatori. I due ricercatori senior hanno vinto il bando “Advanced Grant 2011” e sono Roberto Testi, che insegna immunologia e Sergio Poretti, che insegna architettura tecnica.

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Vega, eccellenza italiana nello spazio

Partito dalla base di Kouru, nella Guyana Francese, il 13 febbraio scorso, il vettore Vega ora vola nello spazio. Il lancio ha avuto luogo alle 11.00, ora italiana e dopo un’ora e mezza circa dal lancio gli scienziati e i tecnici dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dell’Agenzia Spaziale Italiana hanno decretato il successo del volo di qualifica del vettore europeo.

Il vettore è riuscito a portare in orbita ben nove satelliti di piccole dimensioni con grande precisione. Di questi, due sono italiani: Lares dell’Asi ed il micro-satellite AlmaSat-1 dell’Università di Bologna.

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Presidenzialismo parlamentare

di Giovanni SartoriCorriere della Sera del 26.02.2012

L’imprevisto governo dei tecnici ha riaperto tutti i giochi, ivi incluso quello (necessarissimo) della riforma elettorale. Difatti i maggiori partiti (Lega esclusa) si stanno già incontrando per accordarsi su una nuova legge per votare. Ma dai primi incontri sono emerse soltanto, per ora, stramberie che anch’io stento a capire. Aspettando idee migliori, è tempo di realizzare che noi abbiamo già sviluppato e stiamo già praticando un costituzionalismo anomalo che dirò «presidenzialismo parlamentare». Che non ha bisogno di essere spiegato ai lettori del Corriere perché questa formula trova nel mio collega Angelo Panebianco un inventore di straordinaria perseveranza e bravura. Il che mi consente di entrare subito in argomento.

Ripartendo dall’inizio, noi abbiamo una costituzione parlamentare «pura» il cui difetto di nascita è di essere nata nel 1948 e quindi con la paura del «troppo potere» (uscivamo da una dittatura e già si intravedeva, nel Pci, un temibile partito comunista). Questo difetto di nascita non ha creato problemi finché è durata l’egemonia democristiana; ma con la sua fine è presto diventato evidente che il nostro era un potere di governo troppo debole. Difatti il grosso dei nostri costituzionalisti da gran tempo suggerisce due rinforzi: l’adozione del voto di sfiducia costruttivo vigente in Germania (un governo non può essere rovesciato se non è già concordato il nuovo premier) e, secondo, l’attribuzione al premier del potere di cambiare sua sponte i ministri del suo governo. (altro…)

Una riforma da valorizzare

La riforma del federalismo fiscale costituisce una tappa fondamentale del nostro percorso verso un più efficiente assetto istituzionale. Con il federalismo amministrativo prima (1997: riforma Bassanini) e con quello legislativo poi (2001: riforma costituzionale del Titolo V) sono state decentrate a Regioni e Enti locali forti competenze, al punto che oggi nel comparto degli Enti territoriali si colloca oltre un terzo della spesa pubblica italiana.

In alcuni casi sono nati modelli virtuosi e altamente efficienti (ad esempio i sistemi sanitari di alcune regioni del nord e del centro nord, ai primi posti nelle classifiche mondiali), in altri casi  non è stato così (oggi abbiamo ben cinque regioni commissariate sulla sanità), soprattutto a causa della mancata responsabilizzazione sul piano finanziario che ha lasciato lo Stato come pagatore e ripianatore di ultima istanza. Ad esempio, è rimasto in vigore troppo a lungo il criterio del finanziamento in base alla spesa storica; un criterio demenziale che ha finanziato non solo i servizi, ma anche l’inefficienza e gli sprechi: più spendi, più prendi. A volte, inoltre, a livello dei sistemi contabili dei alcuni Enti territoriali si sono verificate forti lacune in termini di attendibilità dei dati che venivano esposti.

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