di Rita FatigusoIl Sole 24 Ore del 05.06.2012

Una decina di gruppi medio-grandi dell’industria della ceramica di Sassuolo controlla una ventina di stabilimenti creati all’estero che impiegano quasi 7.500 addetti per un fatturato di un miliardo di euro. Non solo. Ci sono anche magazzini e circa 350 punti vendita, insomma un indotto di tutto rispetto che nasce dalla presenza oltre i confini del distretto.

Una realtà sulla quale spesso si glissa, ma che rappresenta un valore aggiunto, in questo frangente particolarmente difficile per le aziende di Sassuolo e dintorni colpite dal sisma.
Perchè sono le fabbriche nate da un’internazionalizzazione produttiva che riesce a coprire Paesi come gli Stati Uniti, il Portogallo, la Spagna, la Francia, la Germania, l’Ucraina, la Polonia, la Finlandia e la Russia. Si tratta di aziende che, grazie a queste ramificazioni all’estero possono affrontare meglio l’emergenza terremoto e tenere in equilibrio i conti di ogni singola realtà produttiva. Del resto, il fatturato globale è di circa un miliardo di euro, in crescita del 5,58% rispetto al 2010.

Lo rivela la mappa messa a punto dall’ufficio studi contenuta nel Rapporto sull’industria della ceramica che sarà oggi presentato in assemblea a Sassuolo nella sede di Confindustria ceramica e che si riferisce, va sottolineato, a tutti i comparti del settore.
Con un’avvertenza: le aziende romagnole hanno creato realtà all’estero dedicate a prodotti tarati per i mercati locali, quindi la loro non è una forma di delocalizzazione brutale. Tutt’altro. Infatti il rifornimento “domestico” tocca l’83% di quanto prodotto all’estero, quindi il made in Italy si inserisce sui mercati locali con l’effetto di trainare l’export di prodotti a marchio italiano, ma pensati per l’estero e realizzati sempre all’estero. Una forma di internazionalizzazione del distretto che la cronaca di questi giorni ha contribuito a rivelare.

Fonte: Il Sole 24 Ore