«Con il premier è tutto chiarito, ma la proposta su crediti e debiti resta»

L’incarico ad Amato? Parlamento e partiti non sono commissariabili Ritengo che il clima migliorerà

di Francesco VerderamiCorriere della Sera del 03.05.2012

«Con il chiarimento di Monti, il caso è chiuso». Alle prese con la sua prima campagna elettorale da segretario del Pdl, avrebbe voluto dividersi solo tra le piazze del Paese e le piazze mediatiche, tra comizi e post su facebook, con i quali commenta il suo «giro d’Italia». È quindi scontato che avrebbe fatto volentieri a meno del «caso» aperto lunedì scorso dal Professore, «anche perché – dice Angelino Alfano – ho sempre riservato pubblici apprezzamenti al premier, e il mio partito ha sempre sostenuto con lealtà e senso di responsabilità il suo governo. Se le sue parole dell’altro giorno fossero state riferite a me, le avrei considerate una ingiustizia. Perciò mi ha fatto piacere che Monti abbia chiarito. E il fatto che non ci sia stato alcun contatto tra noi in questi ultimi giorni, rende ancor più importanti le affermazioni del presidente del Consiglio».

Importanti o necessarie? Perché nel Pdl è scoppiato il pandemonio: lei, che nel partito viene criticato per le sue posizioni filo-montiane, veniva attaccato proprio da Monti.
«In effetti si stava creando una situazione paradossale: da una parte io, che ai comizi devo dar conto della scelta di sostenere il governo, e dall’altra il premier che… Comunque, chiarito. Per me il caso è chiuso».

Non trova strano che il «caso» sia scoppiato in campagna elettorale?
«Per una tornata di Amministrative in cui, ricordo, il Pdl va da solo al voto in 23 capoluoghi su 27. E se al Nord è saltata l’alleanza con la Lega, è perché abbiamo deciso di sostenere l’esecutivo. Noi sì paghiamo un prezzo. Il nostro è davvero un sostegno leale e responsabile. Viene da un partito con identità e valori a cui non si può pensare di mettere il silenziatore. Noi non possiamo tacere, noi non staremo zitti, come dice Bersani».

Il «caso» con Monti sarà chiuso, però sempre Monti continua a punzecchiarvi. Ricordando l’avvento di Forza Italia nel ’94, ha detto che allora aveva nutrito «molte attese», rimaste deluse. Per un partito che sostiene il governo, non è un buon sostegno in campagna elettorale.
«C’è sempre una a-simmetria tra ciò che si vuol fare, ciò che si riesce a fare e ciò che si riesce a comunicare di aver fatto. Penso alle attese che i mercati internazionali avevano riposto sulla riforma del lavoro, e ai giudizi perentoriamente negativi espressi da quei grandi quotidiani che a quei mercati danno voce. Ecco: non sempre si riesce a fare ciò che si vuole e non sempre si riesce a far percepire all’esterno ciò che è. E vorrei sottolineare come sul tema della riforma del lavoro, che ha rappresentato il terreno più scivoloso per il governo, il Pdl ha la coscienza a posto».

Si è dato una spiegazione per le parole pronunciate lunedì dal premier?
«Comprendo quanto sia dura la fatica del governo, quanto sia ampia a volte la distanza tra l’ambizione e i risultati, tra ciò che si ritiene di aver fatto e ciò che gli altri ti riconoscono. Bisogna aver pazienza e confidare in quel gran galantuomo che è il tempo. E per intanto coltivare la capacità di ascolto. È vero, i politici ne hanno spesso abusato, ascoltando tutti fino quasi a coccolare il corporativismo. Ma non se ne può fare a meno, pena aspre reazioni sociali».

Monti però, dopo aver ascoltato la vostra proposta sulla compensazioni tra crediti e debiti dello Stato, non l’ha presa bene. E come non bastasse, ha aggiunto che abolire l’Ici ai tempi del governo Berlusconi è stata una decisione gravissima.
«Se il governo trova un’altra soluzione per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, saremo contenti. Altrimenti presenteremo la nostra proposta, che si basa sul principio generale contenuto nello Statuto del Contribuente e su cui si fonda il rapporto di lealtà tra lo Stato e i cittadini. Quanto all’abolizione dell’Ici, la rivendichiamo. E aggiungo: lo rifaremmo. Ben altri sono stati i buchi per i quali siamo stati costretti a intervenire in questi mesi: in primo luogo la controriforma sulle pensioni che venne varata dal governo Prodi».

Berlusconi sostiene che Monti vada aiutato «a non varare provvedimenti negativi per la nostra economia». Il premio Nobel Stiglitz ha bocciato la politica di austerity. Lei è soddisfatto della linea assunta dal premier per uscire dalla crisi?
«L’interlocutore per una politica di crescita è l’Europa. È in quella sede che va rivisto l’equilibrio tra rigore e sviluppo. È lì che bisogna lavorare perché si cambi rotta».

Se persino Juncker lascia la presidenza dell’Eurogruppo per le pressioni franco-tedesche, c’è poco da sperare.
«È un fatto senza precedenti che sottolinea il problema. È un momento delicato: c’è in ballo il destino di un continente che non vuole essere solo una rappresentazione geografica ma una realtà politica».

Nell’attesa, al Senato ieri il Pdl ha mandato sotto il governo, tagliando le pensioni d’oro dei manager pubblici. È stato un segnale politico a Monti?
«No. È stato un segno di equità verso tutti i cittadini che sono chiamati a contribuire in questa fase di crisi».

Proprio per evitare tensioni politiche «in questa fase di crisi», Napolitano ha spesso esercitato la propria moral suasion verso i partiti. Dopo quanto è successo lunedì, ritiene che il Quirinale dovrebbe applicare lo stesso metodo anche con il premier?
«In Napolitano ho sempre trovato un interlocutore attento e corretto. Non compete a me entrare nei rapporti tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio».

Visto il clima, ci si chiede però come può andare avanti così la legislatura per un altro anno.
«Ritengo che il clima migliorerà, se ci sarà l’impegno di tutti a farlo migliorare. E penso che ci sarà spazio per fare altre cose importanti».

Per fare la spending review, il governo ha chiamato in squadra altri tecnici.
«Le modalità di operare le scelga pure Monti. Giudicheremo il lavoro in base ai risultati. L’obiettivo è quello di tagliare i costi e gli sprechi. Il resto per noi non è determinante».

Non lo è nemmeno l’incarico dato ad Amato per la riforma del finanziamento dei partiti, e che è stato percepito come un ulteriore commissariamento della politica?
«Qualunque proposta deve passare al vaglio delle Camere e delle forze politiche. Nè il Parlamento nè i partiti sono commissariabili».

Sulle ultime nomine, Monti dice di non aver consultato i partiti. Sulla Rai dovrà farlo?
«Sulle nomine ufficializzate lunedì scorso, ha fatto bene a non consultarci. Lo stesso varrà sulla Rai, per le scelte che sono di competenza del governo».

Dica la verità, ci è rimasto male l’altro giorno…
«Il premier ha chiarito. Per me il caso è chiuso».

Fonte: Corriere della Sera