Da Menti Informatiche

Forza Italia FI - comitati Forza Silvio

Due semestri per un totale di 1.500 ore di lezione. Nessuna sede, visto che si potrà comodamente seguire i corsi davanti al personal computer di casa o magari sull’iPad. Due semestri, con test intermedi ed esami finali, proprio come nelle università normali. E alla fine, ma solo alla fine e solo per chi si sarà dimostrato studioso e meritevole, l’agognato attestato finale. Il tutto alla modica cifra di 650 euro. Iva rigorosamente inclusa. Ancora qualche settimana e, da uno dei tanti cilindri berlusconiani, uscirà qualcosa di molto più sorprendente di un coniglio. Perché all’inizio di ottobre nascerà il corso universitario di formazione politica griffato Forza Italia. E dire che lo va ripetendo da anni, Silvio Berlusconi, che avrebbe voluto dedicare il suo tempo alla famosa costruzione dell’Università della Libertà, «un sogno» (ipse dixit) per il quale aveva persino individuato una sede ad hoc, la brianzola Villa Gernetto. Ora, quella che sta per nascere tra poche settimane non sara forse l’Università della Libertà, non ci saranno studenti che fisicamente si troveranno gomito a gomito. Ma è qualcosa che forse, finalmente, ci va molto vicino. Tutto è cominciato alla fine del 2013. «Quando Silvio Berlusconi in persona ha firmato un accordo con l’Università Pegaso, uno degli atenei telematici più conosciuti, che tra l’altro ha anche tutti i riconoscimenti del ministero», racconta Marcello Fiori, che da un annetto a questa parte ha ricostruito, rinnovandolo, il tessuto dei Club di FI. Quell’accordo rimane nel cassetto per giorni che diventano settimane, e settimane che diventano mesi. Fino a quando proprio Fiori, su mandato di Arcore, non lo tira fuori dalla naftalina per dargli un seguito. Il tempo di curare i dettagli et voi- là, la «Frattocchie telematica» (il riferimento è alla storica scuola quadri del Pci) è pronta per il varo. Un varo che, manco a dirlo, coinciderà con una specie di lectio magistralis che Berlusconi registrerà ad Arcore. Una specie di presentazione del corso che gli iscritti potranno ascoltare a casa propria. Come accadrà per le altre lezioni.

E le materie? «Saranno mutuate dai programmi di scienze politiche, di scienze dell’amministrazione, di giurisprudenza », spiega Fiori. A queste, ovviamente, si aggiungeranno dei seminari online che riguarderanno più da vicino l’attività di Forza Italia. I «professori» (virgolette d’obbligo) e le rispettive materie — quelle che riguardano più da vicino gli azzurri — sono ancora da definire. Ma, tanto per fare due esempi, Deborah Bergamini dovrebbe farsi carico di qualche lezione sulla comunicazione politica mentre Antonio Palmieri, la testa d’uovo del web forzista, si cimenterà in un seminario su come combinare Internet e i social network con l’attività di un partito. «E non finisce qui…», come avrebbe detto Corrado Mantoni prima di lanciare la pubblicità dei suoi programmi sulle reti Fininvest. La vera chicca del corso di laurea nato dall’accordo Forza Italia-Pegaso è che chiunque passerà gli esami finali, racconta Fiori, «potrà vedersi riconosciuti dei crediti formativi da “spendere” in un corso di laurea vero». Tipo «scienze politiche, scienze dell’amministrazione, giurisprudenza ». E non è cosa da poco, visto che l’ammontare dei crediti formativi andrà a ricoprire un intero anno accademico. Ovviamente, tutto questo avrà molto a che vedere anche con la selezione della classe dirigente del partito che verrà, visto che il corso è aperto anche (anzi, soprattutto) ai giovani amministratori che rappresentano Forza Italia nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni. «Ma non parlate di scouting», spiega Fiori. «Qua si parla di studio, di impegno civile, di sudore della fronte, di meritocrazia, di competenza». E anche, ma questo ai forzisti non è venuto in mente, di riscrivere un pezzetto della storia italiana. Dagli anni Duemila, nell’epoca pre renziana, tutti i presidenti del Consiglio — da Giuliano Amato a Mario Monti, passando per Romano Prodi — potevano fregiarsi dell’appello di «Prof.». Con l’eccezione, oltre che di Enrico Letta, di Berlusconi. Che adesso, però, avrà finalmente l’occasione di conquistare dei galloni «accademici». Anche se con le virgolette, che in questo caso sono obbligate.