Da Libero

Roma, 11 set. 2013: Scava, scava, alla fine dall’appena varato Decreto scuola saltano fuori le magagne. E non sono piccole. Tralasciando la coda di polemiche sugli eventuali ricorsi sull’abolizione del bonus maturità a prove di accesso in corso, il ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza, si deve essere resa conto che il bliz di lunedì a Palazzo Chigi non è stato studiato molto bene. E già mette le mani avanti: “In Italia c’è troppa cultura del ricorso. E’ un’abitudine italiana veramente brutta”, ha criticato ieri. “Ci sono persone che pensano sempre a come fare ricorso”. Il ministro ribadisce poi come sia uno strumento “utilizzato per far valere i propri diritti: a volte ci sono iniquità e lì si entra nel campo della giustizia, non deve essere lo standard che ci si rivolge alla giustizia perché si perde un concorso e questo a mio avviso è sbagliato”. Posizione accettabile seppur discutibile. Piccolo particolare: sono state cambiate le regole in corso, ma questo al ministro che si indigna per i ricorsi sembra importare poco. Il paradosso è che le oltre 69mila assunzioni rischiano di trasformarsi in una presa in giro economica per i precari. E i famosi tagli alla spesa – già annunciati per iniettare liquidità nel sistema scolastico – per il momento restano solo un miraggio.
Per far quadrare i conti, infatti, il governo ha introdotto nel decreto la furbata del mancato adeguamento dello stipendia, con il paradosso che i neo assunti incasseranno uno stipendio più basso dei colleghi già in organico e anche rispetto alla precedente busta paga da precario. Spiaga Marcello Pacifico, Presidente Anief e segretario organizzativo Confedir: “Vi è la chiara volontà di assumere personale e mantenerlo per un tempo congruo con lo stipendio bloccato a circa 1.200 euro al mese. Addirittura inferiore a quello che i docenti Ata percepiscono oggi da precari”. In sostanza si tratta di una “leggera flessione dello stipendio dovuta all’aumento delle trattenute iscali e previdenziali”.
L’altra follia del decreto è nel mancato utilizzo dei docenti idonei. Sono oltre 3.500 i professori che, per diversi motivi, non sono stati giudicati “idonei” all’inse gnamento. Prima li si teneva a “bollire”, con lo stipendio accreditato regolarmente, ma senza poter insegnare o fare altro. Poi il governo Monti provò, con un emendamento alla spending review, a utilizzare questo esercito per altri compiti (segreteria, amministrativi). Un atto di buon senso, visto che tenerli parcheggiati costa circa 100 milioni di euro l’anno. Ebbene il famoso e applauditissimo (fino a ieri) Decreto scuola ha tirato un segno di penna sul «diverso utilizzo» approntato da Monti per evitare di pagare oltre 3mila persone inidonee all’insegnamento e non licenziabili.
Del pasticcio si è accorta Mariastella Gelmini, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, ma soprattutto (criticatissimo) ex ministro dell’istruzione. “Cancellare la norma Monti”, spiega, “configura uno spreco di denaro pubblico non accettabile di 100 milioni di euro e l’ennesima penalizzazione di tanti giovani precari. Lasciare del tutto improduttive 3.500 persone retribuite dalla collettività non è il modo migliore di investire nella scuola, soprattutto in assenza di risposte adeguate ai giovani che hanno conseguito l’abilitazione e oggi rimangono senza risposte”, conclude Gelmini.