Dalle Pmi del Nord Est i primi segnali di ripresa

di Daniele MariniLa Stampa del 10.04.2012

Il termometro dell’economia reale segna ancora una febbre alta. La situazione è pesante, soprattutto se si fa riferimento a quanti operano sul mercato nazionale, e in Italia si tratta di una fetta importante di produttori. Lo stillicidio drammatico di piccoli imprenditori che si sono tolti la vita (o hanno minacciato di farlo) stretti da una crisi che sembra insuperabile in queste settimane dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, delle pesanti difficoltà in cui nuota il sistema produttivo, soprattutto quello delle micro imprese.

Dialogando con manager e imprenditori, il sentire diffuso può essere riassunto con le seguenti affermazioni: «In questo momento, la situazione è ancora molto dura. Verso giugno si riuscirà a capire meglio le prospettive. Se resistiamo ancora nei prossimi mesi, allora possiamo tornare a respirare, a vivere con minore angoscia».

L’ansia per il futuro

Basti solo considerare che circa il 40% delle imprese ha commesse di lavoro che non superano 1 mese. E un altro 30% non supera i 3 mesi. Dunque, la parte prevalente del sistema produttivo naviga ancora a vista. Tali frasi raccontano, in particolare, il sentimento degli imprenditori del Nord Est, quelli che più di altri in Italia hanno antenne sui mercati esteri. Tutto ciò sembrerebbe contrastare con le recenti espressioni di fiducia lanciate dal presidente del Consiglio Monti e da quello della Bce Draghi: la situazione europea è meno problematica di qualche mese fa, grazie anche al miglioramento della condizione italiana. In realtà, tale contraddizione sembra essere meno effettiva di quanto appaia. Certo, il tunnel della crisi è ancora lungo e incerto, ma considerando più in profondità le opinioni degli imprenditori e alcuni indicatori recenti che provengono dall’economia del Nord Est, è possibile cogliere un tenue barlume di fiducia. Pur con tutte le cautele del caso, un mix di fattori fa intravedere qualche spiraglio positivo per il futuro prossimo.

L’effetto Monti

Un primo aspetto rinvia alla reputazione e al nuovo clima di fiducia che si respira attorno al nostro Paese, grazie alla forte proiezione internazionale del premier Monti. Un effetto indiretto lo si può cogliere dai dati congiunturali delle imprese nordestine. Per il prossimo trimestre, torna a crescere l’aspettativa di nuovi ordinativi dall’estero (con un saldo di opinione a +27,0; dati Fondazione Nord Est), dopo che a dicembre 2011 era sceso a +17,4. Come confermano le rilevazioni dell’Istat, l’export del Veneto nel quarto trimestre 2011 è arrivato a 12,8 miliardi, registrando una crescita di +4,2%, rispetto al quarto trimestre del 2010. La crescita economica è al di fuori dei nostri confini nazionali e le imprese nordestine – le più presenti sui mercati esteri – riescono a cogliere prima queste dinamiche. Resta, però, il problema della crescita interna ancora piatta, che fiacca le aziende più piccole incapaci o impossibilitate ad accedere a questi mercati. Un secondo fattore – per quanto moderatamente – positivo sembra provenire dagli ultimi dati che sono stati raccolti sul mercato del lavoro. Tra 2008 e 2011 sono stati persi in Veneto circa 80.000 posti di lavoro (dati Veneto lavoro).

Il lavoro torna in positivo

Nel quarto trimestre 2011 (dati Istat), tuttavia, si registra una variazione dell’occupazione positiva: l’occupazione aumenta di 29 mila unità rispetto allo stesso periodo 2010. Il dato medio del 2011 vede un incremento di 22.000 unità. In questo modo, il tasso di occupazione sale al 65,0% (era al 64,1% nello stesso periodo del 2010), mentre in Italia si assesta al 56,9% (era al 57% nel 2010). La disoccupazione è al 5,6% (ma era al 6,3% nel 2010), mentre in Italia si colloca al 9,6%. Anche in questo caso, l’altro lato della medaglia riguarda le tipologie contrattuali, che vedono aumentare soprattutto quelle flessibili e a tempo determinato. Ciò non di meno, costituisce un segnale di vitalità da non sottovalutare.

Il cambiamento

Un terzo aspetto, ma non per importanza, riguarda il clima di fiducia degli imprenditori nei confronti dell’azione del governo Monti. Rispetto a diverse istituzioni, i titolari d’impresa assegnano all’Esecutivo il 57,9% di fiducia (Fondazione Nord Est – Friuladria Crédit Agricole), collocandolo al terzo posto, superato solo dai piccoli e medi imprenditori (71,9%) e dal Presidente della Repubblica Napolitano (64,9%). Una fiducia superiore a quella goduta dal governo Berlusconi all’epoca del suo insediamento nel 2009 (50,2%).

Presenza sui mercati esteri e ripresa nella capacità di export, mercato del lavoro che mostra qualche segnale di vitalità, fiducia diffusa nell’azione di risanamento avviata dal governo nazionale: sono tutti piccoli indizi che attendono di essere consolidati da un intervento più deciso sul fronte della riforma fiscale, della diminuzione dell’attesa nei tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione, di un allentamento della morsa del credito. Certo, una rondine non fa primavera, però fa intuire che qualcosa nell’aria sta cambiando. E, per tornare a crescere, abbiamo bisogno anche di segnali di fiducia che rimettano in circolo la voglia di rischiare e di intraprendere.

Fonte: La Stampa