Decreto Fiscale – Il mio intervento in aula per ribadire il NO di Forza ITALIA

Presidente e colleghi,

per l’ennesima volta ci troviamo a dover votare una questione di fiducia a questo Governo. Una fiducia su un decreto legge che non avrebbe dovuto essere tale, in quanto disomogeneo e in quanto privo dei requisiti di necessità e urgenza richiesti dall’articolo 77 della Costituzione.

L’ennesimo voto di fiducia che giunge al termine di un iter caratterizzato da anomalie e forzatureUna fiducia che dimostra la debolezza di questo governo ma anche la sua arroganza. 

Innanzitutto, la novità di un decreto-legge collegato a una manovra di bilancio non ancora approvata e, al momento dell’emanazione del decreto, neppure presentata al Parlamento.

A seguire, relazioni tecniche che non quantificano una parte importante del provvedimento (mi riferisco alla Voluntary disclosure) che, magicamente, nel giro di pochi giorni vengono quantificate all’articolo 86 della Legge di Bilancio in 1.600 milioni di euro.

Poi abbiamo assistito al maldestro tentativo di infilare nel testo, con emendamenti, le parti stralciate  – giustamente – della Legge di Bilancio, guarda caso, proprio una serie di “mancette” probabilmente utili in vista del 4 dicembre. Mancano venti giorni alla scadenza referendaria e vi è sempre più il tentativo da parte del Governo, di accaparrarsi qualche voto con un decreto che non solo non incide su questioni concrete e sostanziali, ma che, anzi, in molti casi le inasprisce in maniera pesante.

Infine, il ritorno del provvedimento in commissione per mancanza di copertura di alcuni emendamenti, cui il Governo aveva dato parere favorevole. Che dire? Un’approsimazione furbesca  senza precedenti! Malafede? Sciatteria? O, forse, Governo e deputati di maggioranza sono troppo distratti dalla campagna elettorale per il referendum? Il rinvio in commissione, per mancanza di coperture, ha dimostrato tutta la confusione e l’approssimazione di questo governo.

 

Il decreto fiscale non ha una ‘trama’ se non quelle di spendere per guadagnare consenso e quella di impiantare una pseudo riforma della riscossione, accanto ad una sorta di ‘rottamazione’ delle cartelle esattoriali, con l’unico scopo di fare cassa, e tentare così di far quadrare conti che non tornano.

In ogni caso, in questa vicenda è mancato il doveroso rispetto per questa Camera e per i deputati dell’opposizione.

Questo provvedimento è solo l’ennesimo esempio delle politiche del roboante annuncio, seguito dal poco o nulla; della montagna renziana che, ancora una volta, partorisce un topolino.

 

 

EQUITALIA CAMBIA SOLO NOME

La “narrazione” renziana, ha sbandierato ai quattro venti la soppressione di Equitalia. In realtà cambia solo nome.

Tutto questo senza un’approfondita discussione in Parlamento in merito alle procedure, alle modalità di riscossione, senza un’analisi specifica dei risultati, dell’impatto e delle problematiche riscontrate in questi anni di attività di Equitalia.

Equitalia perde il nome ma non il vizio…. Di mettere le mani nelle tasche degli italiani.

Questo maquillage non significa liquidare i soprusi a cui il sistema tributario ci ha abituati, perché non è negli uffici della società in liquidazione che essi si erano annidati, ma nelle pieghe delle leggi e ancor più delle prassi di accertamento.

Oggi torniamo indietro, perché ora tutto il potere è concentrato nelle mani dell’Agenzia delle Entrate che si occuperà di accertamento e riscossione con un potere di indagine senza precedenti, come un grande fratello fiscale… E non rassicurano per nulla i riferimenti al rispetto dello Statuto del contribuente che si sono inseriti qua e là: i contribuenti italiani hanno la memoria lunga e ricordano bene quante volte lo statuto del contribuente sia stato messo sotto i piedi (ad esempio con norme tributarie retroattive).

Si fa credere che diminuiscono le tasse, si rottamano le cartelle, si abolisce Equitalia. In realtà, non solo si cerca di fare cassa, ma si istituisce un sistema ancora più pervasivo, invasivo, penetrante nei confronti dei contribuenti italiani. 

E’ previsto che la gestione della funzione della riscossione sia organizzata con modalità flessibili, in realtà siamo alla clusterizzazione dei contribuenti, che rischia di essere uno “studio di settore” applicato a tutti i contribuenti.

E, se non bastasse, all’Agenzia per la riscossione vengono concessi dei poteri formidabili, poteri da «Grande fratello fiscale».

Il potere di riscossione sarà notevolmente ampliato visto che il nuovo ente potrà:

– utilizzare banche dati e informazioni di cui già dispone anche per il recupero coattivo delle imposte non pagate;

– potrà acquisire le informazioni relative ai rapporti di lavoro o impiego, accedendo direttamente, in via telematica, ai database dell’Inps in modo da conoscere le situazioni debitorie dei contribuenti in tempo realeDell’articolo 3 poco se ne è parlato, ma consente all’Agenzia della riscossione di acquisire le informazioni relative a rapporti di lavoro e di impiego presenti nelle banche dati dell’INPS per l’attivazione mirata delle norme relative al pignoramento di stipendi e salari ed altre indennità, andando a colpire in maniera feroce i contribuenti italiani. 

Ciò lascia presumere un aumento dei pignoramenti presso terzi compresi quelli su conto correnteconsiderata la mole di errori compiuti dall’Agente della Riscossione in quest’ultimo decennio (circa 20/25%), risulta facile immaginare quanto questo stato delle cose possa condurre ad uno stato di polizia fiscale che tenderà a colpire soprattutto i piccoli e le pmi, cioè coloro che in questi anni causa crisi cercano solo di sopravvivere. Facile temere che queste categorie rischieranno di essere strozzate dal nuovo sistema messo in piedi da Renzi senza che al contribuente venga assegnato alcun vero potere di resistenza all’agguato fiscale.

 

Che la riforma della riscossione nazionale e, ancor più locale, non sia mai stata una priorità di questo esecutivo e che ora la si cavalchi strumentalmente ce lo conferma l’operato del Governo in questi anni: c’era una delega fiscale che avrebbe ben consentito, con calma e coinvolgendo il Parlamento, di metter mano alla riscossione a tutti i livelli, invece non lo si è fatto, per la riscossione locale (ed ora ci viene propinato l’imbarazzante articolo 2) o lo si è fatto male, per quella nazionale.

 

L’AGGIO NON SI TOCCA

Un esempio? L’aggio, ossia l’onere di riscossione, deve continuare ad essere pagato. Se Renzi comunica che Equitalia è sparita perché l’aggio, ossia la parte incamerata esclusivamente da Equitalia, non viene “rottamato/condonato” o quanto meno “scontato”? O, volendo essere ancora più drastici, perché non farlo pagare solo all’ente impositore per l’Agenzia di riscossione opera?

 

ENNESIMA PROROGA 

In questo contesto si colloca l’ulteriore proroga del termine di scadenza delle deleghe di funzioni dirigenziali attribuibili ai funzionari delle Agenzie fiscali con specifiche qualifiche ed anni di esperienza, per garantire la continuità operativa degli uffici.

Quindi è evidente che coloro che hanno diretto anche gli uffici periferici, pur non avendone qualche volta titolo, vengono reiterati e vengono prorogati

Ancora una volta, l’esecutivo se ne frega di un’altra chiare sentenza della Corte costituzionali che aveva dichiarato illegittima l’attribuzione di dette funzioni senza concorso. Ma tant’è…

Equitalia non solo non muore ma rinasce e riprende forma in maniera più oppressiva, più dura e più violenta di quanto non lo sia stata sino ad oggi.

 

ROTTAMAZIONE CARTELLE

Anche gli annunci relativi alla rottamazione delle cartelle esattoriali si sono rivelati, nei fatti, vuoti e soprattutto ingannevoli, perché si tratta di misure che hanno il solo obiettivo di fare cassa; anche in questo caso, quindi, il risultato è diverso da quello propagandato. 

In ogni caso si pagano le somme iscritte a ruolo a titolo di capitale, gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, l’aggio calcolato sul capitale ed interessi e le spese di esecuzione e di notifica della cartella.

Per come è stata strutturata, questa rottamazione conviene a chi non ha problemi di liquidità e può approfittare degli sconti.

Chi non ha liquidità deve valutare con attenzione il da farsi, perché non è affatto detto che chiedere in prestito i soldi a una banca per pagare le cinque rate sia più conveniente rispetto a tenersi la cartella esattoriale così com’è ed estinguere il debito (interessi di mora e sanzioni comprese) nelle 72 rate mensili già previste dal meccanismo di rateizzazione di Equitalia (quindi con uno “sconto” (ammesso che ci sia) di gran lunga inferiore). Non è poi detto che la banca conceda un prestito.

Chi non ha, o ha perso il lavoro, non ha beni o non ne ha più, non ha alcuna possibilità di beneficiare della “rottamazione”

In altre parole, chi non ha problemi di liquidità ne approfitterà, mentre gli altri si terranno la cartella esattoriale così come già hanno deciso, optando per la rateizzazione lunga, avendo come unica alternativa quella di un finanziamento bancario, sicuramente meno conveniente. 

Come si può pensare che si passi da un potenziale di 120 rate per pagare i debiti pregressi a solo 5 rate?

 

Forza Italia, con gli emendamenti presentati in Commissione e che qui non possiamo discutere a causa della fiducia, ha tentato in tutti i modi di venire incontro ai contribuenti, ma il Governo ha dimostrato così la vera natura di questa misura, che non ha niente a che vedere con qualcosa di favorevole nei confronti del contribuente, ma che serve solo a fare cassa. Pochi, maledetti e subito…

 

E qui permettetemi un’altra considerazione: se Renzi definisce sanzioni e interessi “vergognosi”, perché il testo prevede una rottamazione a tempo? Infatti quando la rottamazione finirà, interessi e sanzioni torneranno come prima… Non solo non c’è la cancellazione di Equitalia, ma continua a esserci la più alta pressione fiscale europea.

 

COMUNICAZIONE IVA

Altra parte a chiara vocazione vessatoria del decreto è la parte relativa ai nuovi adempimenti dei contribuenti. Il testo introduce due nuovi adempimenti trimestrali da effettuare telematicamente: la comunicazione analitica dei dati delle fatture emesse e ricevute, la comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA. Una beffa per i contribuenti, in palese contrasto con la semplificazione tante volte sbandierata proprio da questo Governo. Una miriade di aggravi burocratici che, per chi si rivolge a commercialisti, si trasformeranno, inevitabilmente, in spese maggiori.

La comunicazione trimestrale delle fatture significa oneri aggiuntivi per commercialisti, imprenditori, partite IVA, liberi professionisti.

 

STUDI DI SETTORE CAMBIANO NOME…

Sono stati aboliti gli studi di settore sostituiti dall’espressione «indici sintetici di affidabilità fiscale». Ma che cosa è l’affidabilità fiscale? dove è stata definita? Questi indici sintetici di affidabilità fiscale sono totalmente aleatori, privi di qualsiasi consistenza giuridica, tecnica e finanziaria, forieri di nulla di positivo per il contribuente.

 

  È proprio per racimolare consenso che vengono introdotte norme per assicurare qualche euro in più ai comuni alle prese con l’accoglienza dei migranti, al fondo di occupazione, al trasporto regionale, fino a investimenti per le Ferrovie dello Stato o alla tax credit per il cinema. 

Questo decreto dovrebbe impiantare una sorta di riforma della riscossione, una sorta di rottamazione delle cartelle esattoriali. In realtà il provvedimento serve soltanto a far cassa. 

 

Oggi votiamo contro questo decreto, dai prossimi giorni affronteremo la legge di bilancio. 

Una Legge di bilancio tutta in deficit, elettoralistica, fatta di mance e mancette, priva di una strategia strutturale, in cui l’indebitamento netto cresce rispetto agli impegni originariamente presi con l’Unione europea (nel 2017 era previsto essere dell’1,4% ma ora è stato portato fino al 2,3%). Una Legge di bilancio che fa crescere il debito, il che comporta bassa crescita e incoerenza dei numeri, come ha fatto notare l’Ufficio parlamentare di bilancio e come dimostrano le preoccupazioni della Commissione europea. Nessun taglio vero, entrate tutte aleatorie legate a condoni. Laddove le uscite sono di tipo strutturale.

 

Questo decreto (e la legge di bilancio cui è collegato) è l’ennesimo grande imbroglio di Renzi e di un Governo fatto solo di slide, apparenza e occupazione dei media. Ma gli italiani se ne stanno ormai rendendo CONTO. Noi qui diciamo, per l’ennesima volta, NO alla sua richiesta di fiducia, ma molto più importante sarà il NO che le arriverà il prossimo 4 dicembre da un’assemblea più importante di questa, quella degli elettori italiani.