di Vittorio Da RoldIl Sole 24 Ore del 21.08.2012

A Berlino, ad Alexander Platz, Mehmet, curdo originario di Marvin, sud-est della Turchia, vende kebab ma vorrebbe il ritorno al Deutche Mark perché l’euro non è forte e stabile come lo era il vecchio marco. Anche Sahra, insegnante tedesca a riposo è in fila per visitare la cupola Parlamento tedesco, quello disegnato da sir Norman Foster, ma è stanca di pagare per le cicale del sud dopo 40 anni di lavoro, una pensione bloccata e il welfare meno generoso di un tempo. Joschka , 22 anni, lavora alla Opel e teme che gli verrà ridotto l’orario di lavoro e lo stipendio a causa del calo di ordini. L’umore popolare sopra Berlino non è a favore dell’euro e i politici locali annusano l’aria in vista delle elezioni.

L’ultimo scontro tra Mario Draghi e i falchi tedeschi guidati da Jens Weidmann, numero uno della Bundesbank su un tetto agli spread con i bund dei paesi sotto attacco speculativo è solo la punta dell’iceberg del duro confronto che si sta combattendo a Francoforte e a Berlino in vista delle elezioni politiche di settembre 2013.

La battaglia dell’euro si gioca sulla pelle della Grecia presa ad esempio di paese con i conti truccati e senza competitività da estromettere come monito per gli altri: ma sotto c’è anche l’antidraghite, una malattia diffusa nel mondo politico tedesco tanto che la settimana scorsa è dovuta intervenire la stessa cancelliera Merkel a difesa del presidente della Bce, cioè sul ruolo dell’Eurotower che non può essere il clone della Bundesbank come invece chiede Jens Weidmann, che non vuole nemmeno che la Bce prenda il controllo della sorveglianza bancaria di tutte le 6mila banche europee ma solo delle 25 più grandi, lasciando alla Bundesbank il controllo delle potenti casse di risparmio, spesso feudi dei politici locali.

Ha iniziato le danze anti-Atene il ministro delle Finanze bavarese, Markus Soeder, che nei giorni scorsi ha suggerito l’opportunità di dare una lezione esemplare alla Grecia che non fa le riforme. Poi ha attaccato Draghi insieme con il suo collega di partito Alexander Dobrindt, segretario generale della Csu, il partito gemello della Cdu del cancelliere Merkel. L’ideologo di questi attacchi è lo stimato professor di economia Hans Werner-Sinn, presidente dell’Ifo, che in attesa della sentenza della Corte costituzionale tedesca prevista per il 12 settembre sulla legittimità dell’ESM ha promosso un manifesto anti-euro con la richiesta di fare un referendum e quindi tornare al Deutsche Mark. Tattica elettorale o voglia di far saltare il banco dell’euro? Difficile distinguere tra le provocazioni e i veri obiettivi: di certo ci sono le montagne russe della comunicazione europea, terreno ideale per la speculazione.

Poi ci sono i liberali tedeschi con il ministro dell’economia, Philipp Roesler che non vuole la Grecia nell’euro né dare la licenza bancaria all’Esm che lo trasformerebbe nel vero bazooka anti-crisi: «Chiunque attui una decisiva politica di riforme, ottiene la solidarietà europea. Chi non rispetta le regole e rompe gli accordi siglati non può attendersi aiuti finanziari». Destinataria del messaggio mai citata, ma evidente è Grecia. «L’Europa e l’euro non possono fallire per colpa di chi blocca le riforme», ha concluso Roesler la settiamna scorsa.

Tutti i falchi sono contro il limite ai tassi di rifinanziamento dei paesi assistiti che invece sarà discusso nella riunione del 6 settembre a Francoforte perché fornendo delle procedure fissate consentirebbe a Draghi di operare senza subire i continui attacchi dei falchi che per tutto il 2011 hanno accusato la Bce perché spendeva troppo a favore dei reprobi. Troppo rispetto a cosa? Un limite scritto metterebbe fine alle critiche ma i falchi si oppongono e la cacofonia continua

Poi c’è il tema delle riforme dei paesi che spesso restano sulla carta e se l’Eurotower potrà intervenire sul mercato secondario comprando titoli a breve scadenza o anche sul primario, cioè direttamente alle aste.
Senza dimenticare il tema della seniority dei bond acquistati dalla Bce che potrebbe far scappare gli investitori privati rimasti già scottati dal taglio del debito greci che ha colpito loro e non i titoli in pancia all’Eurotower. Temi delicati che non possono essere lasciati in mano al populismo dei falchi tedeschi perché il tempo passa e la crisi resta ma nemmeno alle false promesse dei populismi dei paesi mediterranei che promettono di giorno e disfano la tela di Penelope delle riforme di notte. Due populismi che si affontano ma entrambi pericolosi per il destino dell’euro.

Fonte: Il Sole 24 Ore