Di Franco Grilli – Da Il Giornale

Per anticipare la mannaia del Fiscal Compact, ecco un piano choc che taglia 400 miliardi di debiti e riduce gli interessi.

L’obettivo è abbattere il mostro. Ad aprile il debito pubblico, una famelica bestia che divora i risparmi degli italiani, è lievitato alla cifra drammatica di 2.041 miliardi di euro, quasi il 130% del prodotto interno lordo.

Già a pronunciarlo fa venire la tachicardia. Mentre il premier Enrico Letta e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni stanno cercando di mettere mano alla pressione fiscale, altra brutta bestia che fagocita il lavoro dei contribuenti, e di abolire l’Imu sulla prima casa e l’aumento dell’aliquota Iva, il Pdl si è messo a lavorare alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni. Come anticipato oggi dal Corriere della Sera, il partito di Silvio Berlusconi sta studiando una riduzione strutturale del debito pubblico per almeno 400 miliardi di euro per un valore di quasi 25 punti del pil. Qualora l’operazione dovesse andare in porto, il rapporto deficit-pil in scenderebbe sotto il 100% nel giro di un lustro.

Nessuno deve cincischiare. È questo il diktat che arriva dalle fila del pdl con un occhio al 2015, a quando cioè partirà il fiscal compact. Per rispettare le nuove regole di bilancio, dettate da Bruxelles, il Belpaese dovrà mettere mano alle forbici e, per vent’anni tagliare il debito pubblico di 45 miliardi di euro ogni anno (circa 3 punti di pil). In questo modo l’Italia dovrebbe arrivare alla fine dell’iter a un debito pari a non più del 60% del prodotto interno lordo. una cura dimagrante mica da ridere, insomma. ma chi sarà a pagarla? Perché la tagliola non ricada, come sembre, sui cittadini, il Pdl ha messo a punto un piano per “abbattere subito il debito e guadagnare così nuovi spazi di manovra di bilancio”. Come si legge sulla proposta avanzata dal capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta e anticipata dal Corriere della Sera, dei 400 miliardi di debito da tagliare un centinaio potrebbero essere messi in saccoccia vendendo i beni pubblici. Altri 50 miliardi di euro potrebbero, poi, arrivare dalla costituzione e dalla cessione di società per le concessioni demaniali. Tra i 25 e i 35 miliardi di euro, invece, potrebbero essere reperiti dalla tassazione ordinaria delle attività finanziarie detenute in Svizzera. Infine, i restanti 215-235 miliardi verrebbero raccimolati vendendo una porzione di beni patrimoniali e diritti dello Stato a “una società di diritto privato di nuova costituzione partecipata principalmente da banche, assicurazioni, fondazioni bancarie ed altri soggetti”. È proprio questa la proposta choc di Brunetta per attaccare alla radice l’emergenza del debito pubblico. Secondo il piano del Pdl, la società sostituita emetterebbe obbligazioni ventennali garantite dagli stessi beni portando così nelle casse statali denaro sonante per ridurre il debito facendo così calare anche gli interessi. Insomma, un duoplice beneficio.