Di Angela Frenda – Da Il Corriere della Sera

Il patron di Eataly: No a manipolazioni. Manteniamo le radici e avremo più clienti.

«Perché sono contro gli Ogm? Perché non vengo meno ai miei principi. E se qualcuno vuol pensare che il motivo sia chissà quale altro, lo faccia pure. Il mondo è fatto così: chi fa le cose e chi le critica». Oscar Farinetti, nelle vesti del «tycoon che guarda ai suoi interessi», non si sente a proprio agio. Il deus ex machina di Eataly dice di «credere moltissimo nell’Expo 2015. Il contrario sarebbe da matti». Ma la sua posizione è chiara: «Sono contro gli Ogm. Punto».

Senta Farinetti, ma non è che in questo modo si danneggia l’Italia per difendere interessi di parte?
«Quali interessi? Eataly è da sempre contro gli Ogm. E ritiene che tutta Italia dovrebbe essere solidale su questo punto. Expo dovrebbe essere proprio l’occasione per dichiarare la nostra contrarietà a questi prodotti».

Mi dica i motivi.
«Sono tantissimi. Il primo è di tipo etico. Un contadino, un agricoltore, sono tra le figure più importanti dell’umanità, soprattutto in una nazione come la nostra dove l’agricoltura è fondamentale. Se gli togli l’orgoglio, la sua possibilità di seminare, e quindi l’espressione del suo rapporto con la vita, è follia pura».

E il secondo motivo?
«È di marketing io sarei contento se tutte le nazioni prendessero la via degli Ogm tranne l’Italia. Sa perché? Saremmo quelli che avrebbero più clienti del mondo. Tutti verrebbero da noi. E comunque c’è poco da discutere l’Italia è contro gli Ogm, lo dica con più forza».

C’è chi sostiene che così facendo tagliamo fuori da Expo 2015 tante nazioni. Una per tutte, gli Stati Uniti, ben orientati invece sugli Ogm.
«Expo 2015 è il momento per farli arrivare, gli investitori, e farsi trovare preparati. Eataly aprirà un ristorante di 8 mila metri quadri dedicati alla biodiversità, 20 cucine a vista, 6 ristoratori per ogni regione italiana. A prezzi sostenibili».

Ma se Expo 2015 è anti Ogm automaticamente taglia fuori i Paesi che invece sono favorevoli. O no?
«Expo 2015 dovrebbe essere l’occasione ufficiale per dichiarare la nostra comtrarietà a questi prodotti. Gli Usa hanno una marea di prodotti non Ogm. Da loro c’è una corrente dì pensiero fortissima pro slowfood. È l’ultimo dei problemi. Verranno i migliori. Quelli che criticano sono come quelli che mi dicono: se apri tm ristorante ai New York non puoi fare solo cucina italiana, ma devi americanizzarla. Io dico no: faccio cucina tradizionale. E vinco. Perché noi dobbiamo fer vedere l’Italia per quello che siamo. E questo tema della biodiversità è importantissimo. Altrimenti sradichiamo le nostre radici».

Il no all’Ogm è perché fanno male?
«Guardi, io non ho certezze su questo. A differenza di chi mi/ci critica. Sul fa male no, non ci sono ancora risposte. Come non si sa se il pet fa male. O si ignorano gli effetti di tanti coloranti. Però mi chiedo perché i toni dei pro Ogm siano cosi duri. Ci accusano di mentire. Ma cosa ci verrebbe in tasca?».

Chi la contrasta, dice che lei tutela la sua azienda e quello che rappresenta.
«Mai fatto aziende per fare soldi. Dentro Eataly ci ho messo quello in cui credo. Noi abbiamo 80 allevatori consorziati. E così per i pescatori, gli agricoltori.. Io non sono un fondamentalista. Un fanatico. Ma sono rigido sul rispetto delle tradizioni e della nostra cultura. Perseguo questi valori. Le illazioni le lascio ai maliziosi, di cui purtroppo è pieno il mondo».