Forza Italia lancia l'attacco «a tre punte»

Di Angela Dessì – Da Brescia Oggi

I vertici bresciani della rediviva Forza Italia guardano al futuro e annunciano un 2014 di rinnovato impegno sul territorio. A partire, dice a gran voce l’onorevole Mariastella Gelmini, dagli Stati Generali del Centro Destra in programma nella nostra città il 25 e 26 gennaio: un’occasione per «riflettere concretamente sulle prossime elezioni amministrative e selezionare i candidati più idonei a rappresentare tutta quella classe media bistrattata dal Governo delle larghe intese».
Nella sala consiliare di Palazzo Broletto dei fedelissimi di Silvio non manca quasi nessuno. A fianco dell’immancabile Mariastella Gelmini, il capogruppo a Palazzo Broletto Emanuel Piona e l’omologo in Loggia Mattia Margaroli, l’ex sindaco Adriano Paroli e l’ex assessore Paola Vilardi insieme al presidente del consiglio provinciale Bruno Faustini, all’assessore Francesco Tomasoni, al consigliere Mauro Tognoli e all’ex Vigilio Bettinsoli. Per ciascuno di loro, una manciata di «sassolini» da togliersi dalle scarpe: sul governo Letta e sulla legge di stabilità come sulla cessione dei «gioielli di famiglia» e sull’abolizione delle Province, «agnello sacrificale – come le definisce Battinsoli – sull’altare di una semplificazione amministrativa della quale non si vede traccia».
Ad affondare i colpi più duri è senza dubbio Mariastella Gelmini, che partendo dalla scelta di posizionarsi all’opposizione e arrivando all’attacco «a tre punte» che Forza Italia sferrerà nel 2014 grazie all’abbinata «Berlusconi – Club – Partito» definisce le larghe intese come «piccole intese che poi diventano sotto-intese» e la legge di stabilità come una «legge mancia» fatta di clientele e priva di qualsiasi orizzonte di apertura alla ripresa. E aggiunge: «Dobbiamo far capire agli italiani che l’unica vera alternativa a un Governo che non è in grado di fare scelte riformiste coraggiose e senza sconti siamo noi, il vero interlocutore di quel ceto medio che le politiche di Monti prima e di Letta poi hanno messo in ginocchio».
«Continueremo a lavorare sodo sino a quando ci sarà concesso, e mettiamo sin d’ora tutti i nostri consiglieri a disposizione degli amministratori locali in vista delle elezioni che porteranno al voto 140 comuni bresciani», le fa eco il capogruppo a palazzo Broletto Emanuel Piona che non disdegna una stoccata al nuovo si all’abolizione delle Province. «Quella a cui stiamo assistendo è una riforma solo a metà, che invece di semplificare e dare chiarezza genera ulteriore caos con lo spauracchio delle città metropolitane», taglia corto puntando l’accento sugli «ottimi risultati» raggiunti nel 2013 in Provincia, con «conti a posto» e «l’imminente approvazione del Ptcp».

 

 
Decisamente meno soddisfatti dei risultati ottenuti negli ultimi mesi gli esponenti di palazzo Loggia. Se l’ex assessore Paola Vilardi si concentra sulla sinergia che caratterizzerà l’operato futuro dei gruppi consiliari comunali e provinciali (ad esempio, spiega, su tutto il capitolo relativo alla Fiera di Brescia) il capogruppo Mattia Margaroli indugia invece sulle «svendite» messe in campo dall’amministrazione Del Bono («se va avanti così, tra un paio d’anni non avremo più nemmeno la Loggia», ironizza) e sulla necessità di ripartire dal territorio per «coltivare una nuova vittoria».
Ancora più agguerrito nei confronti del governo nazionale e della maggioranza di centro sinistra in Loggia l’ex primo cittadino Adriano Paroli. «Siamo molto preoccupati per il destino di un Paese guidato da un governo di larghe intese che di largo sembra avere sempre meno», tuona giocando d’affondo anche con la giunta Del Bono. «In 5 anni di governo noi abbiamo sempre cercato di garantire i servizi senza aumentare le tasse, mentre ora ci troviamo di fronte ad una compagine che in pochi mesi si sta vendendo tutto ciò che di più prezioso aveva, e per di più aumentando le tasse», continua Paroli evocando «il raddoppio dell’addizionale Irpef» e il reinserimento «con l’inganno» dell’Imu sulla prima casa.