Di Andrea Senesi – Da Il Corriere della Sera/Milano

Una nuova stagione di rapporti con la magistratura. Una nuova classe dirigente, un nuovo stile nel far politica. «Vorrei che ora alzassimo anche le bandiere della trasparenza e della sobrietà», dice Mariastella Gelmini – l’ex ministro diventata coordinatrice lombarda di Fi proprio dopo Mantovani.

Che idea s’è fatta della vicenda del numero due della Regione?
«Intanto voglio dire che io trovo la misura della custodia cautelare davvero eccessiva. E sono in molti, e non solo nel centrodestra, a pensarla così. Per me Mario rimane fino al terzo grado di giudizio un uomo onesto. Io con lui ho avuto delle divergenze di natura politica e
per via di stili diversi d’intendere il nostro agire pubblico. Ma non si può rinunciare alla presunzione d’innocenza. Invece mi pare che la giustizia mediatica abbia già espresso una sentenza di condanna nei suoi confronti. Mantovani ha diritto un processo rapido e giusto. Per queste cose noi continueremo a batterci».

Il sindaco Pisapia ha rimarcato la diversità della giunta milanese rispetto al malaffare.
«Mi hanno stupito queste dichiarazioni. Pisapia è sempre stato un garantìsta, una personalità che ha spesso mostrato equilibrio in questo tipo di giudizi. Questa volta ha davvero passato il segno.

Qualcuno al vostro interno dice che è la solita campagna giudiziaria contro il centrodestra e Forza Italia.
«Io difenderò fino in fondo le ragioni di Silvio Berlusconi, lui sì vittima di innumerevoli attacchi della magistratura. E difenderò per chiunque i principi del garantismo e della presunzione d’innocenza. Ma quello che voglio dire è che non siamo tutti Berlusconi e che non ci possiamo riparare tutti sotto questo ombrello. E allora proprio perché so che Forza Italia, soprattutto qui in Lombardia dove governa, è nel mirino più di qualsiasi altro partito, dico che da parte nostra ci vuole un po’ più di attenzione, di cautela, di sobrietà e di trasparenza».

In Forza Italia quest’attenzione non sempre si è vista?
«Non parlo del passato, voglio parlare del futuro. Noi in Lombardia abbiamo tagliato le spese, chiuso alcune sedi, ridotto il personale. Un segnale di sobrietà della politica l’abbiamo certamente dato. E c’è una nuova generazione di giovani amministratori che sta crescendo e che stiamo valorizzando e che a questi valori è sicuramente sensibile. E non è giusto che per qualche caso isolato, peraltro tutto da dimostrare, venga infangato un partito intero, i suoi dirigenti, i suoi militanti e persino gli elettori».

La magistratura è ancora un centro di potere della sinistra?
«Lo scontro tra magistratura e politica in questi anni ha fatto male ad entrambe. Vorrei aprire una stagione diversa sul tema della giustizia. Io credo nel primato della politica, ma va rispettato il lavoro delle procure».

In Regione si apre in questi giorni la partita del rimpasto. FI ha già prenotato sia la casella della vicepresidenza che quella della sanità.
«Roberto Maroni ha la nostra piena fiducia. Deciderà lui. Non si tratta di una questione di bandierine e di partito, l’unico elemento che conta in questo momento è l’interesse dei lombardi. Maroni saprà fare la scelta giusta».