Gelmini: «Abbiamo i nomi migliori. E a Milano il Pd ci ha copiati»

Di Paolo Emilio Russo – Da Libero Quitidiano

Milano, 12 feb. 2016: A Milano abbiamo il candidato migliore, e il centrosinistra ci copia ma non vincerà. A Roma, invece, stiamo trattando e potremmo chiudere su Guido Bertolaso». Secondo Mariastella Gelmini, ex ministro dell’Istruzione, vicepresidente del gruppo azzurro a Montecitorio e, soprattutto, coordinatore regionale di Forza Italia in Lombardia, dopo il caos, arriverà la «pace» nel centrodestra.

Finalmente avete un candidato a Milano, Stefano Parisi. Vi accusano, però, di avere “copiato” il Pd, che ha scelto unmanager. E’così?
«Stefano Parisi è il terzo manager che candidiamo a Milano, dopo Gabriele Albertini e Letizia Moratti. Chi copia chi? Noi abbiamo scelto chiedendoci chi sia il candidato migliore per Milano. Poi, non tutti i manager sono uguali; andiamoa vedere chi ha rischiato in proprio e chi ha gestito un evento già avviato con risorse pubbliche…».

Con due candidati così, una cosa è certa: avete “rottamato” Giuliano Pisapia. Dove ha fallito il sindaco “arancione”?
«Attenzione, il fallimento non può essere scaricato tutto sul sindaco. Pisapia non era solo e, anzi, il Pd è l’asse portante della maggioranza e non può chiamarsi fuori con un maquillage. Tutti i fallimenti di questa Giunta portano chiara la firma del Pd: l’aumento fiscale, la non-approvazione della delibera sugli scali ferroviari…».

Parisi è sostenuto da un centrodestra “largo”, che comprende anche Ncd; è un passo per la ricostruzione dello schieramento?
«A Milano i moderati guardano più ai contenuti che alle etichette, si fa politica sui programmi, il che è diverso alle liturgie del Transatlantico. Qui c’è pragmatismo. Centrodestra “largo” vuol dire che tiene dentro tutti i temi che stanno a cuore aimoderati».

Parisi proverà a stringere un accordo con Corrado Passera; crede che sia un obbiettivo possibile?
«Ho detto da subito e per prima che Passera dovrebbe chiedersi cosa fare dei voti che riceverà. Con una coalizione moderata così ampia è l’unico modo di dareun senso al suoimpegno è convergere e dialogare con noi. Sono fiduciosa».

Vittorio Sgarbi si è ritirato.
«Ha fatto molto per Milano, sarà indispensabile per il programma e per l’amministrazione che stiamo costruendo. Lo ringrazio per il senso di responsabilità».

A Roma le cose stanno precipitando: non avete un candidato sindaco unitario e, anzi, tutti i nomi sono stati bruciati…
«A Roma c’è una trattativa, certamente animata, ma stiamo arrivando a un nome condiviso. Potrebbe essere quello di Guido Bertolaso».

Berlusconi si è lamentato degli alleati, sostenendo di essere l’unico a perseguire «l’unità». Riporterete Salvini al tavolo?
«Salvini non èmai andato via dal tavolo. Habenchiara l’importanza di stareuniti, per la Lega e per tutto ilcentrodestra».

Giorgia Meloni minaccia di correre con un candidato di Fdi, in solitaria; siamo di fronte al suicidio del centrodestra?
«Confido che si trovi un accordo. Anzi, non ho dubbi che correremo uniti nelle diverse città, a partire da Milano, Roma e Napoli».

Lega e Fdi propongono primarie di coalizione, che riporterebbe però all’inizio le trattative: le ritiene una soluzione possibile?
«No, non imitiamo la sinistra. Abbiamo visto cosa sono le primarie: divisioni, recriminazioni, vendette. Noi con gli elettori ci confrontiamo tutti i giorni, non abbiamo bisogno di convocarli ai gazebo e far loro pagare due euro».

A proposito di primarie e di Milano, pensa che oggi Sala è più forte o più debole?
«Un pezzo del centrosinistra arancione sta tentando di risalire sul carro di Sala, un’altra parte, che rispetto anche di più, pensa a un candidato radicale. La situazione si fa difficile».

Ora avete la faccia, ma servono anche le idee. Cosa prometterete agli elettori milanesi?
«Oltre ai temi tradizionali come tasse, sicurezza, libertà economica, parleremo alla città di cultura e welfare. La sinistra pensava di avere il monopolio e invece ha fatto acqua; il welfare è ridotto a mercatino delle associazioni in chiave elettorale, la cultura a un soffocante conformismo… Deve cambiare».