Roma, 18 dic. 2014: La storia di Maurizio Avanzi è soltanto una replica di migliaia di storie simili alla sua. Un imprenditore edile finito sul lastrico per colpa dello Stato. Una ditta fondata nel 1963, con mezzo secolo di lavori e di riconoscimenti alle spalle, costretta a fallire perché lo Stato debitore non è veloce e solerte nei suoi adempimenti come veloce e solerte è Stato esattore. La storia di Avanzi, finita nelle cronache locali della Lombardia‬, è uno spaccato drammatico della crisi di fiducia che tocca i rapporti fra il cittadino e le istituzioni. Come può un’azienda eseguire lavori con decine di amministrazioni pubbliche e sopravvivere senza mai essere pagata per quei lavori? L’‪‎Italia‬ è stata sanzionata pesantemente dall’Unione europea per i debiti maturati dalla P.A. nel corso degli ultimi anni. Il governo Renzi‬ aveva promesso di saldare i circa 90 miliardi di debiti entro settembre, quel termine è passato ma i conteggi tenuti dal MEF a un certo punto sono cessati. Secondo stime di qualche quotidiano sono stati fin qui onorati circa 45-50 miliardi degli oltre 90 maturati dalla P.A. Quanti imprese come quella di Avanzi devono fallire e trascinare intere famiglie sul lastrico? Un governo che ha approvato il ‪‎JobsAct‬ per facilitare l’occupazione, quanta ne ha distrutta con il mancato pagamento dei debiti? (Italpress).