Roma, 29 ago. 2014: “La persecuzione dei cristiani da parte del fanatismo islamico si delinea sempre più come una vera e propria carneficina per motivi religiosi. Quanto accade in Medio Oriente è il punto d’arrivo di un’aggressione che va dall’Indonesia all’Africa sub-sahariana, dalla Nigeria all’ Alto Volta e al Mali. E’ una guerra di religione dichiarata unilateralmente da bande di assassini e tagliagole che spesso
usano la fede per mimetizzare interessi molto più materiali. Ma in ogni caso da non sottovalutare nella loro capacità di proselitismo anche in Europa. Il jihadismo non è una fede ma è qualcosa che gli assomiglia abbastanza per attirare persone disperate o anche solo spaesate nella nostra società secolarizzata e scristianizzata.
“Quanto sta accadendo interroga la coscienza di tutti e di ciascuno di noi, al di là della fede e delle proprie intime convinzioni. Per quanto smarrita e confusa la societa’ italiana deve reagire alle infiltrazioni del jihadismo e combattere le forme subdole attraverso cui si realizza il reclutamento di militanti. Nelle moschee, luoghi pubblici di culto, vogliamo predicatori che si rivolgano in italiano a chi li ascolta
riconoscendo il diritto della preghiera nella loro lingua. Una Nazione seria non può tollerare che un luogo pubblico sia utilizzato per arringare le folle all’ odio contro una religione o contro altre persone. Questo principio non viola minimamente la libertà di fede e di culto, ma tutela il diritto universale alla libertà e alla sicurezza che appartiene a ogni cittadino dello Stato italiano, quale che sia la sua fede” (ANSA).