Roma, 19 nov. 2014: “Gli slanci riformisti del governo affogano ancora una volta nella palude della mediazione a oltranza e si rivelano in tutta la loro velleità. L’art. 18 non è stato superato, come Renzi aveva promesso e forse sperato. Non si contano piu’ i casi in cui il premier Renzi si pone come il più audace dei riformisti, per poi ridursi ad estreme negoziazioni al ribasso per trovare gli equilibri dentro il suo partito e dentro la sua coalizione”.

“Nel caso del Jobs Act, ciò che è peggio è che l’ultimo emendamento del Governo getta una tale confusione nel mercato del lavoro da mettere a rischio qualunque ripartenza delle assunzioni,  ammesso sempre che le imprese possano davvero assumere dopo gli effetti della prossima legge di stabilità. Ora è anche certo che il contratto a tutele crescenti rappresenti un contratto più rigido e più costoso degli annunci fatti dal
Governo. Difficilmente questa forma contrattuale potrà diventare centrale nella declinazione delle politiche occupazionali delle imprese. Anche per questo non pensi il Governo di ridurre le altre forme di flessibilità all’entrata che le imprese utilizzano per più del 70% delle nuove assunzioni. Lasciamo le imprese libere di assumere e consentiamo ai lavoratori di cogliere qualunque opportunità lavorativa, mettendo da parte le contorsioni ideologiche del nuovo PD che è sempre più sospeso tra slanci riformisti e battaglie di retroguardia”
(ANSA).