Roma, 18 nov. 2014:  “Il superamento dell’articolo 18 sbandierato dal governo era una finta buona notizia per il mondo dei lavoratori e delle imprese. L’emendamento presentato dal governo, frutto di una laboriosa mediazione dentro il Pd, stabilisce infatti l’indennizzo certo e crescente con l’anzianità di servizio per i licenziamenti economici. Esso non rappresenta il superamento dell’articolo 18, se questo rimane per i casi di licenziamento disciplinare per i quali importanti esponenti del Pd ipotizzano individuazioni casistiche che rischiano di lasciare comunque margini interpretativi da parte della magistratura del lavoro”.

“Peraltro, nei casi di crisi aziendali anche temporanei, l’inserimento dell’indennizzo economico per i licenziamenti economici non configura sicuramente il contratto a tempo indeterminato in termini di maggiore flessibilità come annunciato dal governo. Già oggi, a normativa vigente, i licenziamenti collettivi possono essere fatti senza indennizzo economico. Il governo non riesce proprio a non smentire se stesso ed a continuare a mantenere il solito atteggiamento vessatorio verso la libera impresa, degno della migliore tradizione di sinistra. Insomma, l’articolo 18 cacciato dalla porta rientra dalla finestra. Con quale danno per i lavoratori e le imprese si vedrà molto presto. Ora è chiaro il significato dei continui richiami della Commissione europea quando sollecita il governo italiano a implementare le riforme per uscire dal chiacchiericcio generico” (AdnKronos).