Roma, 17 dic. 2014: Peshawar non è lontana da Londra o da Roma. Da quando, ieri, un urlo terribile e ancestrale è scaturito dalla viscere
dell’umanità per seminare morte e terrore fra ragazzi e bambini, quella città pachistana è diventata una provincia della nostra anima. Ieri abbiamo scoperto che bambini chini sui libri di scuola sono considerati una minaccia mortale per il terrorismo fondamentalista. L’istruzione e una mente aperta alla scoperta del mondo, alla relazione con gli altri, sono considerate un’insidia, un oltraggio alla religione islamica, almeno secondo la visione assoluta e totalitaria del terrorismo”. Lo scrive su Facebook Mariastella Gelmini.
“Quella scuola si trovava a Peshawar ma poteva essere benissimo una qualsiasi scuola europea o italiana. Quei 130 ragazzi e bambini uccisi con una ferocia primitiva erano pachistani e soltanto la cecità ottusa dei grillini poteva insolentire il premier invitandolo a pensare ai ragazzi italiani. La strage di Peshawar, al pari di quella compiuta a Beslan alcuni anni fa, è un attentato contro l’umanità e contro il suo futuro”.
“Le democrazie occidentali che cosa possono fare? Continuare ad accontentarci di fare quello che “possiamo” o è venuto il tempo di interrogarci con urgenza su quello che “dobbiamo” fare? Quando, nel 2004, George W. #Bush profetizzò una guerra di decenni contro il terrorismo venne bollato come un inguaribile guerrafondaio. Ma che cosa altro tenta di fare, con troppa incertezza e senza la sua visione politica, l’attuale amministrazione americana? In troppi hanno dimenticato che la guerra non è stata dichiarata dall’Occidente. Gli attentati
contro le ambasciate americane in Kenia e in Congo, a metà degli anni ’90, con centinaia di morti, furono rivendicati dal nascente terrorismo di al Quaida e la reazione ad essi fu poco che un atto burocratico, a conferma della grave sottovalutazione che ne fece l’amministrazione Clinton. Da molti decenni il terrorismo ha individuato a Ovest i suoi nemici. La libertà e la dignità della persona, i diritti civili, la tutela e il rispetto della vita sono valori generati in questo angolo di mondo la cui storia è stata plasmata dai valori cristiani, valori religiosi ma anche e soprattutto civili. Quei valori sono il baluardo culturale e morale se vogliamo contenere l’aggressione mortale che si vuole portare. Ma essi da soli non bastano. Ci vuole una visione chiara e nitida dei governi, è necessaria una determinazione nuova e il coraggio di credere in un futuro di libertà per trovare le risposte adeguate a una sfida che si annuncia lunga e intensa. E che non ammette tregua o accordi: dobbiamo vincerla per non soccombere” (9colonne).