Roma, 19 ago. 2014:  “Per chi non lo avesse capito, la strategia della sinistra e del ministro Poletti è netta: stare comunque dentro il 3% del rapporto deficit-Pil, tassando ancora una volta le pensioni in modo da evitare le riforme radicali e incisive di cui l’Italia ha bisogno e che l’Europa chiede da tre anni. Superare la soglia del 3%, come propone Berlusconi da tempo e oggi anche autorevoli economisti come Giavazzi ed Alesina significa guadagnarsi la fiducia dell’Europa mettendo mano a riforme coraggiose del mercato del lavoro e, soprattutto, a tagli incisivi della spesa pubblica. Delle due linee, e non è un paradosso, quella di Berlusconi è decisamente la più europeista e riformista. Essa implica una chiara assunzione di responsabilità da parte del governo italiano: la flessibilità che si chiede all’Europa va guadagnata con tagli alla spesa e riforme radicali del mercato del lavoro e dei servizi pubblici locali. Scegliendo la via delle tasse, Renzi dovrebbe sapere che mette se stesso sulla scia dei precedenti esecutivi Monti e Letta, provocando ulteriore depressione dei consumi e nuova recessione, cioè l’opposto delle politiche di crescita necessarie all’Italia. Renzi vuole cambiare la sinistra, ma deve fare attenzione che non sia la sinistra a cambiare lui” (Agenparl).

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