Roma, 9 lug. 2015: “Il ‘no’ di Forza Italia al ddl sulla scuola è un “no” convinto e sereno a un provvedimento, per il quale si scomoda inutilmente il termine di riforma. Le nuove norme ripristinano una disciplina anacronistica, dai contenuti modesti in termini di innovazione senza peraltro realizzare nemmeno il suo proclamato intento principale: quello di eliminare il precariato nella scuola”. Lo afferma l’ex ministro Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario di Fi alla Camera.

“Il testo votato dalla maggioranza ha quasi del tutto cancellato quei pochi punti che avevamo apprezzato della prima idea di riforma”, sottolinea, e non ha accolto “nessuna delle proposte presentate da Forza Italia volte a dotare la scuola di maggiore autonomia e di un’organizzazione con una chiara distinzione di poteri e responsabilità. Al contrario, i sindacati sono riusciti ad ottenere modifiche con un compromesso al ribasso che ci consegna un provvedimento che ripropone la collegialità al governo della scuola e le vecchie logiche di gestione burocratica delle istituzioni scolastiche”.

Inoltre, l’approvazione del provvedimento “non comporterà subito l’immissione in ruolo di 100.000 docenti ma di circa la metà, ossia solo quelli per la copertura dei posti che si sarebbero comunque liberati per effetto del turn over. Le altre assunzioni sono rinviate al 2016/2017, con in più la beffa di una decorrenza giuridica a settembre 2015, ma con decorrenza economica a data da destinarsi. E’ un approccio furbesco che svuota questo provvedimento di quella parte che avrebbe dovuto esserne caratterizzante: le assunzioni di personale”.

“Ingiusta e punitiva è stata inoltre la scelta del governo,contro la quale abbiamo presentato diversi emendamenti, di escludere dal piano delle assunzioni quegli insegnanti qualificati, selezionati attraverso un percorso di qualità. Ormai ogni auspicio di migliorare il testo è tramontato, con il risultato di un provvedimento che non solo non restituirà una Scuola migliore ai nostri ragazzi ma che, nel malcontento generale, lascerà a casa molti docenti che fino ad ora sono stati illusi di poter entrare in aula già dal prossimo anno scolastico”, conclude.