Roma, 18 feb. 2015: “Prende corpo il Piano della Buona scuola e si confermano i dubbi più volte sollevati su una riforma che, al netto degli slogan, altro non è se non un piano di assunzioni. Nessuno dei principi enunciati nelle pagine del documento della Buona Scuola sembra trovare un concreto riscontro nella realtà, con una traduzione nei testi normativi”. Lo sostiene in una nota Mariastella Gelmini.
“Dalle prime dichiarazioni e da quanto riportato dalla stampa la premialità unita al merito viene meno con il ritorno agli scatti di anzianità, seppur con un sistema misto, sminuendo così lo stesso ruolo della valutazione che sembra avere ormai uno spazio molto marginale. Altri capitoli del Piano sembrano restare mere dichiarazioni di intenti, e mi riferisco all’orientamento permanente, all’alternanza scuola lavoro, al miglioramento dell’offerta formativa. E’ ormai chiaro che le risorse messe in campo non riusciranno a coprire le effettive esigenze delle scuole e saranno utilizzate per pagare l’assunzione degli iscritti nelle GAE. La riforma della scuola si sta quindi trasformando in un’ operazione non solo costosa ma anche inutile a risolvere il problema del precariato nella scuola e addirittura controproducente per le scuole stesse, in quanto prevede assunzioni slegate da una valutazione dei fabbisogni di personale per classi di concorso”.
“A peggiorare la situazione – prosegue Gelmini – il fatto ormai palese che poco o nulla verrà investito sulla formazione degli insegnanti, soprattutto se una quota dei fondi dovra’ essere destinata all’aggiornamento delle competenze degli iscritti alle GAE, personale che sara’ immesso in ruolo senza aver trascorso neppure un giorno in classe. Come dimostrato dall’esperienza della scuola digitale, che, salvo rare eccezioni, stenta a decollare, la formazione degli insegnanti e’, invece, una componente essenziale per accompagnare tutti i processi di riforma. Non basta dotare le scuole degli strumenti più avanzati se poi non si hanno dei docenti in grado di utilizzarli e di sfruttarne il potenziale. E’ chiaro, però che quella che si sta facendo è un’operazione quantitativa più che qualitativa: un maggior numero di insegnanti non significa miglioramento della didattica. In presenza di risorse esigue, forse sarebbe stato più saggio effettuare delle scelte più strategiche per una vera riforma della scuola”.
“Restiamo in attesa di leggere il contenuto del DL e del DDL, sperando che i testi siano resi disponibili subito dopo la loro approvazione e che non si ricorra a un ‘salvo intese’, ossia a un testo fantasma, cui ci ha abituato il premier Renzi. Allora  potremmo valutare la portata della riforma e vedere quante delle proposte avanzate in sede di consultazione pubblica, troveranno spazio nei provvedimenti del Governo. Ma temo che anche in quel caso si sia trattato solo di un’operazione di marketing politico finalizzata a raccogliere consensi” (ANSA).