Gelmini: Inutile dividersi: il leader è Berlusconi

 

E il centrodestra unito batte i democratici

Di Paola di Caro – Da Il Corriere della Sera

Roma, 13 gen. 2016: Non è tempo di «litigare per le poltrone», né di contendersi «una presunta eredità di Berlusconi, indisponibile perché lui è pienamente in campo». Questo, secondo Mariastella Gelmini, è invece il momento di «marciare uniti e lavorare a testa bassa non solo in Parlamento ma anche sul territorio» per riportare FI al ruolo che le compete: «Dobbiamo essere il perno di una coalizione che, secondo i sondaggi, se unita già sopravanza il Pd. E, se costruita con intelligenza e volontà politica, renderà noi baricentro, e attrattiva ogni forza politica che convergerà in una lista unica. Tutti infatti dovremo continuare a mantenere le nostre identità».

È un monito ai suoi colleghi a non litigare?
«Nel partito dopo qualche fibrillazione credo che tutti abbiano compreso quanto sia importante evitare corse ad una leadership che altro non è che di Berlusconi. Il nostro problema oggi è tutt’altro: dobbiamo concentrarci sul recupero dei consensi che abbiamo perduto».

Come?
«Per prima cosa con l’adesione ai Comitati per il no alla riforma istituzionale. Abolire una riforma sbagliata e mandare a casa Renzi, che ha voluto un referendum su di sé, è un obiettivo fondamentale al quale dobbiamo dedicarci anima e corpo».

Basta per ricostruire il centrodestra?
«È la battaglia per ripristinare la democrazia, ma non è certo l’unica. Ci saremo per tutelare il risparmio degli italiani, per sostenere la riforma delle banche del Credito Cooperativo, linfa per le piccole e medie imprese, per fermare irresponsabili politiche di immigrazione, per dire no allo ius soli, per proporre come in Lombardia il reddito di autonomia».

Quanto è difficile farlo senza un leader riconosciuto della coalizione e un gruppo dirigente legittimato?
Se il criterio di selezione non sono primarie stabilite per legge  alle quali non saremmoo contrari, ma quelle del Pd, che hanno regalato sindaci pessimi come Pisapia e Marino, diciamo no. Sulla leadership, noi contiamo che la Corte Europea di Giustizia restituisca la piena agibilità al nostro presidente al più presto: la sua presenza limitata ci è ovviamente pesata molto. Se non avverrà, si aprirà un momento democratico per trovare il candidato migliore per guidare la coalizione, ma non è la nostra priorità oggi».

Almeno potreste cominciare a scegliere i candidati per le amministrative però.
«Non vince chi sceglie prima ma chi candida i migliori. E soprattutto a Milano mi auguro un candidato espressione della società civile, per aggregare più forze e realtà possibili».