Di Carmelo Lopapa – Da La Repubblica

Mariastella Gelmini: il ruolo di leader del Cavaliere va rispettato, è il volere di milioni di italiani.

«Sia chiaro che noi ci aspettiamo qualcosa in più, rispetto a quel che è tracciato in quella nota. Non è che se Berlusconi dovesse andare ai domiciliari o ai servizi sociali non verrebbe leso il suodiritto a esercitare il ruolo che milioni di cittadini gli hanno assegnato. Una soluzione, insomma, per noi va comunque trovata».

E ora che succede, Mariastella Gelmini? La via delle elezioni è preclusa. Le sentenze vanno accettate. E voi?

«Premesso presso tutto ciò, in quella nota ci riconosciamo. Le parole di Napolitano rappresentano comunque un’apertura importante. La cosa che ci conforta è che viene riconosciuto il fatto che il problema da noi posto dell’agibilità politica di Berlusconi non viene relegato a un fatto personale, quasi privato, ma diventa una questione schiettamente politica che Napolitano mostra di aver compreso. E questo smentisce chi ha tentato di minimizzareil tutto».

D’accordo, ma la conseguenza qua! è? Dovendo «accettare» la condanna, aprirete la crisi o no?

«Noi da sempre sosteniamo il governo Letta e lo facciamo consapevoli della responsabilità verso il Paese e della necessità di superare la crisi economica e di condurre in porto le riforme. Ma il presidente della Repubblica pone con forza anche il tema della riforma della giustizia e implicitamente sottolinea la centralità del ruolo di Berlusconi in tale percorso, oltre alla necessità che gli venga garantita agibilità politica. Il governo sarà stabile se la sua maggioranza contemplerà Berlusconi e il Pdl».

Ma il Quirinale sottolinea anche come di quella sentenza il vostro leader deve prendere atto.

«Vero, ma sottolinea anche come sono legittimi i dissensi e le riserve e come sia necessaria una riforma della giustizia. E poi, se Berlusconi non sostenesse questo governo, tutto verrebbe meno. Anche quel percorso tracciato dal capo dello Stato sarebbe vanificato. Per essere chiari: Napolitano lascia aperto il tema di una qualche forma di salvaguardia per il leader Berlusconi».

Scrive anche che spetta al vostro partito valutare adesso che fare della sua leadership.

«Nessuno può disconoscere come la questione non riguardi Berlusconi in quanto persona ma milioni di elettori che si riconoscono in lui. E, insisto, questo governo rispetto al quale anche il Quirinale non vede alternative, sta in piedi grazie al nostro presidente. Al suo senso di responsabilità e dello Stato»

Sta dicendo che siete soddisfatti in tutto e per tutto?Eppure i paletti in quella nota ci sono. Non c’è traccia di salvacondotto.

«Ripeto. Ci aspettiamo qualcosa in più nelle prossime settimane».

La grazia per esempio? Napolitano non la esclude ma deve essere chiesta.

«Usare il termine grazia per un leader come Berlusconi condannato per frode fiscale pur essendo tra i primi contribuenti italiani, a capo di un’impresa che dà lavoro a migliala di persone, fa un certo effetto. Premesso che può essere concessa anche motu proprio, certo una soluzione va trovata. I nostri elettori e militanti difficilmente accetterebbero di vedere Berlusconi privato comunque della sua libertà. C’è già una grande mobilitazione di popolo al suo fianco».

Se invece accadesse, aprireste la crisi?

«Noi condividiamo lo sforzo di dare stabilità al governo, non facciamo come il M5s o Di Pietro che esercitano pressioni gravi o interessate, oltre che inopportune, su Napolitano. Ma il tema dell’agibilità politica resta aperto. E il problema della durata del governo non dipenderà da Berlusconi ma dalla capacità del Pd di arginare ora gli istinti antiberlusconiani al suo interno, di anteporre l’interesse del Paese all’odio per il nemico».

Per essere concreti. Se la giunta del Senato a giorni decreterà la decadenza coi voti del Pd ?

«Il Pd in quella sede dovrà dimostrare se davvero tiene alla coesione di cui parla Napolitano. O se piuttosto sarà prevalente la voglia di eliminare l’avversario. Sarà il passaggio decisivo. Ecco perché adesso la palla passa nel loro campo».