L’ex ministro promette battaglia in Aula: “Da Renzi qualche buona idea, ma niente di concreto”.

Di Monica Gasbarri – Da Italia-24News

Roma, 15 mag. 2015: La “Buona Scuola” di Matteo Renzi è approdata in Aula tra scioperi e proteste degli addetti ai lavori che hanno minacciato persino lo sciopero degli scrutini e promettono blocchi e agitazioni, per cercare di fermare il processo della riforma così come è stata pensata dal premier e dal Ministro Giannini.

Ma non è solo il mondo della scuola ad essere sul piede di guerra: anche le opposizioni annunciano battaglia in Aula e hanno preparato emendamenti su emendamenti con i quali si preparano a modificare l’aspetto del ddl.

In prima linea per Forza Italia, l’ex Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che, pur ammettendo che con questa proposta il Governo ha fatto dei passi avanti rispetto alla tradizionale posizione della sinistra in materia, ha evidenziato alcuni punti deboli nella formulazione della “Buona Scuola” che, “in alcuni punti, sembra più un regolamento che non una proposta di legge”.

Onorevole Gelmini, da ex ministro dell’Istruzione, cosa promuove e cosa boccia della “Buona Scuola” di Matteo Renzi?
Innanzi tutto possiamo dire che, almeno a parole, c’è un cambio di passo rispetto alla posizione tradizionale della sinistra in materia di scuola. Colgo dei passi avanti nel linguaggio e nell’approccio. Che però non vengono confermati nei fatti: si tratta di parole come “merito”, “qualità”, “competenza”, “valorizzazione degli insegnanti”, “autonomia”. Tutti concetti in teoria condivisibili, ma che, vuoi perché sul tema della scuola la sinistra è divisa, vuoi perché ci sono state delle tensioni col sindacato, non trovano poi concretizzazione.

Lei parlava di linguaggio… il pensiero va ovviamente al videomessaggio del premier: ha cercato di “indorare la pillola” mettendoci la faccia e illustrando tutti i pro di questa nuova riforma, ma c’è già chi pensa che si possa finire per votare la fiducia anche sulla “Buona Scuola”…
Sinceramente io mi auguro che il Governo non metta la fiducia. Di certo quello che è emerso è che, per quel che riguarda gli aspetti positivi della riforma (non molti) – come ad esempio il rafforzamento dei poteri del preside o della governance della scuola – il provvedimento è stato completamente svuotato. E poi per quel che riguarda la stabilizzazione dei precari in realtà si crea una discriminazione tra precari di serie a e di serie b.

Questo è proprio un tasto dolente, sul quale lei si è battuta in prima persona, quello del destino degli aspiranti docenti abilitati con il Tfa, di cui la riforma sembra essersi scordata…
Se per il futuro si ritiene che nella scuola si entri solo per concorso, io sono d’accordo. Però deve valere per tutti. Invece, nelle graduatorie ad esaurimento non tutti hanno fatto i concorsi. Quindi, siccome ci sono gli abilitati Sis, ci devono essere anche gli abilitati Tfa.

In questo impianto, allo stato attuale, secondo lei sarebbe possibile in qualche modo inserirli?
Noi abbiamo presentato degli emendamenti al riguardo. Spero che passino in Parlamento.

Ovviamente, adesso, vi resta la strada dell’Aula. Come opposizione come intendete muovervi?
Analizzando nel merito il provvedimento, senza fare sconti al Governo, daremo battaglia in Aula e porteremo avanti i nostri emendamenti che, peraltro, sono condivisi anche da Lega e Fratelli d’Italia. Persino il Movimento 5 Stelle per i precari di seconda fascia ha presentato emendamenti, quindi mi auguro che il Governo ci ripensi.

Lei prima accennava alla questione dei presidi. Cosa pensa di questo accentramento di “potere” nelle mani del dirigente scolastico?
L’idea iniziale di rivedere la governance della scuola era positiva, come concetto generale. La proposta del Governo era pasticciata perché mancavano dei contrappesi, però c’era un rafforzamento della figura del dirigente che io trovo corretto. Ma oggi nel provvedimento non c’è più. Quello che era l’aspetto innovativo si è perso del tutto.

Questo del “preside-sceriffo”, tuttavia, è uno dei punti su cui il ddl Scuola ha trovato maggiore opposizione proprio da parte degli addetti ai lavori. E’ possibile davvero dialogare con il mondo della scuola?
Si tratta di un mondo che dialoga, assolutamente. Diciamo che con una parte del sindacato è più complicato e qualche volta ci sono dei conflitti, ma io penso che, oggettivamente, la proposta del Governo fosse scritta male e che contenesse dei principi condivisibili in linea teorica, ma non declinati nel concreto e, quando declinati, scritti male. L’articolato normativo in alcuni punti, mi sembra più un regolamento che non una proposta di legge. Quindi si sconfina in un eccesso di dettagli tecnici da un lato, e dall’altro, c’è una visione generale che però rimane astratta. Dove bisogna incidere in concreto, infine, non c’è margine.

Onorevole Gelmini, meglio la “Buona Scuola” o il “buono scuola”?
Meglio il “buono scuola”. In Lombardia è un modello che è riuscito e ha raggiunto punti d’eccellenza e sicuramente la “Buona Scuola” non è ancora a quei livelli.