Di Rossella Minotti – Da Il Giorno

Milano, 17 feb. 2014: Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera, ministro dell’Istruzione dal 2008 al 2011 col governo Berlusconi, è stata recentemente nominata dal Cavaliere coordinatrice lombarda del partito rinato dopo la spaccatura del Pdl. Bresciana, ha lavorato in Regione come consigliere prima di approdare a Roma. Attualmente è impegnata nella rifondazione di Fi sul territorio, imperniata sui club che stanno nascendo in tutti i Comuni della Lombardia. Ma il partito continua a credere fortemente in Silvio Berlusconi. La coordinatrice di Forza Italia si augura che il ricorso fatto alla Corte Europea dal leader di Arcore sia giudicato in fretta. «Sarebbe un bel segnale per i nostri elettori — dice — poter votare Berlusconi, che resta il nostro leader e il punto di riferimento per milioni di elettori». Un partito, Fi, che per la Gelmini «non ha bisogno di primarie. Il Pd celebri pure tutte le primarie che ritiene, noi andiamo per la nostra strada».

Onorevole Gelmini, le indiscrezioni annunciano pochi lombardi nel governo Renzi.

«Noi siamo poco interessati al toto-ministri. Vedremo Renzi alla prova dei fatti. La Lombardia, così come il Piemonte e il Veneto, non si aspettano poltrone, ma risposte forti rispetto alla crisi economica, all’esodo delle imprese che vanno all’estero, alla desertificazione industriale denunciata da Squinzi. Fare impresa in Italia è un atto eroico. Il Nord si aspetta meno tasse, spesa pubblica sotto controllo, burocrazia meno onerosa e una giustizia più veloce».

Forza Italia sembra avere in Renzi una certa fiducia, tanto che si è parlato anche di accordi segreti.
«Smentisco le malelingue che accreditano pastrocchi per irrobustire la maggioranza Renzi se venisse meno il sostegno di Ncd. Fi non voterà la fiducia ma farà un’opposizione responsabile, anche se pensiamo sia giusto scrivere insieme le regole. Siamo pronti a votare la legge elettorale e la riforma del titolo V. Ma non credo che Renzi riuscirà a tenere saldamente in mano il Pd e il governo al tempo stesso. Noi vediamo il voto molto vicino».

Vicine sono le elezioni amministrative e le europee. Come vi state muovendo?
«Per le amministrative stiamo selezionando i candidati migliori, e scommettiamo su sindaci uscenti di valore come Cattaneo a Pavia, Perri a Cremona e Tentorio a Bergamo. Ma i Comuni al voto sono più di mille e dialoghiamo non solo col centrodestra ma con le forze civiche. Ho fatto poi appello al territorio perché cessino all’interno del partito divisioni e conflittualità che ci hanno portato a sconfitte».

Con chi ce l’aveva Alfano quando ha parlato di inutili idioti vicini a Berlusconi?
«Forse si riferiva a se stesso. I suoi attacchi scomposti sono il riflesso della difficoltà in cui si trova Ncd, visto che a Palazzo Chigi andrà un premier che non ha mai nascosto la sua ostilità per le larghe intese. Su quali basi Alfano motiva la sua presenza?».

È contraddittorio Matteo Salvini quando dice: bene con Fi sul territorio, nessun rapporto a livello nazionale?
«Mi pare che la storia dica che con la Lega abbiamo governato anche a Roma. Capisco il compiacimento di Salvini perché il suo è un partito autonomista, ma quando si è trattato di governare, il centrodestra ha sempre visto una forte alleanza, non mi pare ci siano altre possibilità».

A Palazzo Lombardia governate assieme, ma Ncd chiede di contare di più in giunta.
«Il presidente Maroni ha parlato sia con me che con Berlusconi. Ha tutto il diritto di fare un tagliando alla sua giunta a marzo. Ma ricordo che quando si è votato per le regionali Ncd non era ancora nata. La vecchia liturgia del rimpasto non ci piace, e ci piace ancora meno quando si dividono i voti di Berlusconi. Il partito di Alfano si misuri alle europee, dimostri di quanti e quali voti dispone, e poi si parlerà di rivedere gli equilibri in giunta».