Roma, 23 mag. 2013: “La legge elettorale è strettamente legata alla forma di governo, quindi prima occorre fare le riforme costituzionali”. Lo dice in una intervista a La Stampa MariaStella Gelmini ex ministro dell’ Istruzione del Pdl. “Noi siamo solo per risolvere i problemi di costituzionalità del Porcellum. Anche se troviamo un po’ tardiva l’ eccezione di incostituzionalita’ di una legge già applicata tre volte. Comunque, interventi limitati per sanare i difetti più evidenti” come “il premio di maggioranza sproporzionato”. Gelmini ritiene sia “sbagliato pensare che una legge elettorale possa stravolgere il voto degli italiani. Ciò detto penso che su una soglia del 35% si possa ragionare”. (AGI)

 

Di seguito il testo dell’intervista completa pubblicata su La Stampa del 23 maggio 2013, a cura di Michele Brambilla

– Maria Stella Gelmini, che legge elettorale vuole il Pdl?
– «La legge elettorale è strettamente legata alla forma di governo, quindi prima occorre fare le riforme costituzionali…».

– Onorevole, stiamo parlando dell’immediato: quale legge elettorale per evitare che, se cade il governo Letta, si vada a votare con l’attuale Porcellum, che non a caso si chiama Porcellum?
– «Per ora, noi siamo solo per risolvere i problemi di costituzionalità del Porcellum. Quindi interventi limitati per sanare i difetti più evidenti».

– Ad esempio?
– «Il premio di maggioranza sproporzionato».

– Ma senza premio di maggioranza, addio governabilità. Non pensa che il rischio sia quello di far tornare il Paese, di fatto, al vecchio proporzionale?
– «La situazione è questa, oggi non siamo più in un bipolarismo, e nessuna legge può cambiare il voto degli italiani. Ciò detto, penso che su una soglia del 35 per    cento si possa ragionare».

– Visti i dati delle ultime elezioni, non la raggiungerebbe nessuno. Volete condannare l’Italia alle larghe intese?
– «Senta: se una maggioranza non c’è, non c’è. E non si può pensare di risolvere il problema con un premio abnorme. Per questo noi insistiamo a volere prima una riforma della Costituzione; e poi a fare una legge elettorale che sia conseguente al nuovo assetto».

– Che tipo di assetto?
– «Noi siamo per il semipresidenzialismo e il doppio turno. Altri per il premierato. Ma in ogni caso bisogna dare più poteri al governo, superare il bicameralismo paritario e ridurre il numero dei parlamentari».

– Non pensa che occorra troppo tempo, per fare queste riforme costituzionali?
– «No. Letta ha parlato di diciotto mesi. Diciotto mesi furono sufficienti per fare la Costituzione: non vedo perché non debbano bastare per modificarla».

– Forse perché oggi voi politici siete in lite perpetua su tutto.
– «Il Pdl ha la ferma volontà di fare la riforma. Semmai sono altri che gridano al golpe ogni volta che si parla di modificare la Costituzione. Devono capire che il mondo è cambiato, dal 1948».

– Torniamo all’esigenza attuale di assicurare una legge elettorale decente nel caso si vada a votare prima delle riforme costituzionali. Non sarebbe meglio tornare al Mattarellum?
– «No. Perché vorrebbe dire operare già una scelta precisa. Vorrebbe dire anteporre la legge elettorale alla riforme».

– Per voi la riforma costituzionale è dunque la priorità di questo governo?
– «No, deve andare di pari passo con gli interventi per fronteggiare la crisi. Quindi adesso le prime cose da fare sono la riduzione dell’Iva, l’abolizione dell’Imu, la riforma della legge Fornero, la defiscalizzazione dei contratti di assunzione a tempo indeterminato, la revisione dei poteri di Equitalia… Questa è l’emergenza. E attenzione, perché c’è il rischio dell’imbroglio…».

– Quale imbroglio?
– «Puntare a fare la riforma costituzionale prima dei provvedimenti anti-crisi».

– Che cosa succede se nel Pd prevale la linea dell’ineleggibilità di Berlusconi?
– «Spero che non si arrivi a discutere di quello. È un dibattito surreale. Stiamo parlando di una persona che è già stata eletta sei volte, e che per tre volte è stata presidente del Consiglio».

– Ma se si arrivasse a discuterne? Cade il governo?
– «Certo non lo si stabilizza. Ma vedo con piacere che nel Pd molti non condividono questa proposta assurda».

– E che cosa succede se Berlusconi viene condannato?
– «Mi auguro che un simile scenario non ci sia. Spero ci sia un giudice a Berlino: la Cassazione deve decidere su una serie di rilievi procedurali».

– E se invece le condanne arrivano? Fate cadere il governo come dice Grillo?
– «Berlusconi a Brescia ha detto che non faremo falli di reazione. Però non possiamo neanche essere gli unici ad avere senso di responsabilità».

– Chi altri dovrebbe averlo?
– «Mi auguro che certi magistrati faziosi e politicizzati vengano isolati. Sono vent’anni che è in corso una guerra giudiziaria per eliminare Berlusconi».

– Come sono i vostri sondaggi?
– «Buoni. Molto buoni».

– Quindi tra un po’ si va al voto.
– «No. Berlusconi ha scelto la via della responsabilità. Certo il governo deve fare le cose che ha promesso di fare».