Roma, 18 lug. – Appena ieri alla sinistra moderata l’idea che, dopo il conflitto con il Colle, si ponesse mano finalmente al tema delle intercettazioni telefoniche pareva una proposta estensiva rispetto al conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente Napolitano. Ma oggi l’orologeria della Procura di Palermo conferma che è ricominciata la guerra tra una parte, per fortuna minoritaria, della magistratura inquirente, che considera normale prendere la parola ai congressi di partito, e i difensori di una costituzione e di una civiltà liberale nemica di ogni idea di Stato etico, ieri fascista oggi orfano del comunismo.

Qui e ora si misura il coraggio e la responsabilità della classe politica soprattutto nella prospettiva di mesi ancora difficili per il nostro paese. La scelta è tra il coraggio di rompere finalmente questi legami con le minoranze militanti di un ordine che si vorrebbe indipendente o ricevere da queste, come in passato, oltre che un comodo argomento di campagna elettorale anche la linea politica.