Roma, 24 lug. – Nessun rinvio del ddl sull’abolizione del finanziamento ai partiti, ma una corsia contestuale al ddl
costituzionale che istituisce il ‘comitato dei 42′. La pidiellina, relatrice del provvedimento, Mariastella Gelmini, rispedisce al mittente, i 5 Stelle, l’ accusa rivolta al suo partito ed a tutta la maggioranza di voler rinviare il provvedimento si soldi pubblici ai partiti. In commissione Affari Costituzionali della Camera si è consumato, infatti, un duro scontro tra M5S e Sel da una  partee maggioranza dall’ altra, con i primi che chiedevamo un voto in ufficio di presidenza per dare priorità in calendario al ddl sui partiti, mentre il governo, per voce del ministro Gaetano Quagliariello, aveva indicato come prioritario l’iter delle riforme. Fatto sta che alla fine i due provvedimenti saranno esaminati contestualmente dalla commissione, ma con l’ obiettivo di licenziare il ddl riforme entro questa settimana – con tanto di sedute notturne – mentre il termine ultimo per il ddl partiti è fissato il primo agosto.
“Da parte del governo – spiega Gelmini – è stata avanzata una proposta condivisa, ma non c’ è nessuna volontà di rinviare né l’ abolizione del finanziamento ai partiti né le riforme. Abbiamo deciso di procedere contestualmente, ponendo un termine ultimo perché non vogliamo dilazioni di nessuna sorta”. Con questa decisione, dunque, il ddl costituzionale dovrebbe riuscire, come previsto, ad andare in aula lunedì, mentre di fatto il ddl sui partiti slitta – l’approdo in aula era previsto per dopodomani. Gelmini invita dunque a stoppare le polemiche “sul rinvio: abbiamo chiesto contestualità ma non faremo melina”. La commissione, infatti, tornerà a riunirsi questa sera dopo l’ aula, dove sono in votazione gli ordini del giorno al decreto fare. Ma il Movimento 5 Stelle sta facendo ostruzionismo e, quindi, molto probabilmente anche l’ aula andrà in notturna: ne consegue che la commissione Affari costituzionali della Camera rischia di riunirsi a notte inoltrata.
Il ministro Quagliariello, tornando in commissione, al termine dei lavori spiega: “mi è stato chiesto di ribadire quale fosse la posizione del governo”, ovvero licenziare subito il ddl riforme.
Protesta Sel: “E’ grave che non abbiamo votato come chiesto da noi e da Cinque Stelle sul calendario dei lavori. C’ e’ stata – lamenta il capogruppo Gennaro Migliore – una forzatura di Quagliariello quasi obbligata e il presidente Sisto, in maniera sbrigativa, ha assunto un orientamento senza voto. Noi volevamo fare prima il ddl sull’ abolizione del finanziamento ai partiti”, conclude. (AGI)