Gelmini, Riforme: “No a un Senato monocolore PD”.

Di Alberto Maggi – Da Affari Italiani

Roma, 9 apr. 2014: Mariastella Gelmini, vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, spiega con un’intervista ad Affaritaliani.it la posizione del partito di Silvio Berlusconi sulle riforme. “Siamo innovatori e le vogliamo, ma non votiamo nulla a scatola chiusa”.

Forza Italia voterà le riforme di Renzi?
“Le riforme le abbiamo già votate nel 2006 e avevamo già allora approvato la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto oltre al rafforzamento dei poteri del premier. Quindi da sempre noi siamo dalla parte di chi vuole riformare e innovare. E’ chiaro che però non siamo disponibili ad accettare riforme a scatola chiusa o riforme che sembrano delle controriforme. Sul Senato c’è quindi molto da discutere perché ci sono molti punti che non ci convincono. Da parte nostra c’è la disponibilità ad affrontare le criticità e a risolverle. E’ chiaro che questa disponibilità deve esserci anche da parte del Partito Democratico”.

Così com’è la riforma del Senato non la votate?
“Siamo d’accordo sul fatto che il Senato non costi ai cittadini. Siamo d’accordo che non voti la fiducia al governo. Siamo d’accordo che non entri nel procedimento di approvazione delle leggi. Proprio perché condividiamo questi tre punti non comprendiamo perché debba essere coinvolto nel procedimento delle leggi costituzionali, perché debba eleggere il presidente della Repubblica e soprattutto i membri del Csm e della Corte Costituzionale. E non comprendiamo perché la Lombardia debba avere lo stesso numero di rappresentanti della Valle d’Aosta. Ci dovrebbe essere una proporzionalità in base agli abitanti. Sono molte le questioni contraddittorie. Non accetiamo una riforma a scatola chiusa. Vogliamo che il nostro punto di vista sia contemplato nel progetto definitivo”.

Elettivo o non elettivo?
“Si può ragionare. Sicuramente senza indennità. Nel 2006 avevamo proposto che in occasione delle elezioni dei consiglieri regionali venissero eletti dai cittadini anche i rappresentanti del Senato. Quindi senza costi aggiuntivi ma nemmeno senza escamotage per trasformare il Senato in un monocolore Pd. Questa esperienza l’abbiamo già avuta con il provvedimento Delrio, che è stato venduto agli italiani come l’abolizione delle province. In realtà, non solo non si aboliscono le province ma si introducono anche le città metropolitane. E in molti casi il sindaco del capoluogo diventa il presidente della città metropolitana, senza passare dai cittadini e, guarda caso, i sindaci dei capoluoghi sono quasi tutti targati Pd. Vogliamo vederci chiaro”.

Italicum prima della riforma del Senato?
“A noi sembrava e sembra una cosa logica. L’Italicum è già stato approvato alla Camera e non si capisce perché non possa essere approvato immediatamente anche dal Senato, chiudendo una riforma che è importante per il Paese. E’ una riforma che in cinque giorni può essere conclusa, mentre il Senato inevitabilmente ha dei tempi più lunghi”.