Di Giambattista Attanasio – Da Il Giorno

Milano, 2 giu. 2015: Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia: alla luce del risultato elettorale, siete disposti a riconoscere alla Lega Nord il ruolo di partito guida del centrodestra?

«Il tema non è il derby in casa nostra ma ricreare un centrodestra capace di competere con Matteo Renzi. A me interessa Vincere e proprio dalle urne è arrivata la conferma di quanto dico da tempo: il centrodestra unito vince, Renzi non è imbattibile, vedi il caso Liguria. Il centrodestta diviso perde: pensi solo a Voghera, dove il ballottaggio è tra due candidati sindaco di centrodestra».

Centrodestra unito d’accordo. Ma sotto quale leadership? L’unica pare quella di Matteo Salvini.

«Non possiamo non ammettere la forza di Salvini e della sua Lega. Ma la sua leadership è da valutare e Forza Italia non ha alcuna intenzione di arrendersi senza combattere. In questo momento stiamo attraversando una fase di cambiamento ed evoluzione finalizzata a tornate ai nostri livelli di consenso e ad essere protagonisti della rinascita del centrodestra. Questa tornata elettorale dimostra non solo che Renzi è battibile ma anche che il suo voler essere al tempo stesso diavolo e acqua santa non regge più, che se cerca voti a sinistra con politiche di centrodestra, la sinistra non lo segue. Noi allora dobbiamo tornare ad essere i veri e unici interlocutori dei moderati come siamo stati a lungo grazie a Silvio Berlusconi che, me lo lasci sottolineare, ha dato un contributo prezioso alla vittoria in Liguria».

Non è un segno di grande debolezza essere ancora così dipendenti da Berlusconi?

«Assolutamente no, lui non può che essere un valore aggiunto. E’ un leader vero e il nostro è un partito lideristico che ha già provveduto ad un rinnovo della sua classe dirigente».

Come pensare, in concreto, di far tornare Forza Italia ai consensi di un tempo?

«Con un grande lavoro sul territorio, partendo e ripartendo dai nostri amministratori, dalle battaglie sui contenuti e sui temi che più stanno a cuore ai cittadini come le tante tasse, l’immigrazione, la sicurezza, le pensioni e l’occupazione. La ripartenza dai territori ci è suggerita proprio dal caso Lombardia: qui, a differenza di quanto avvenuto altrove, i nostri candidati sono riusciti a vincere al primo turno. E’ successo in più Comuni: a Parabiago, a Vermezzo, a Travagliato. Ora, sempre in Lombardia, abbiamo all’orizzonte una sfida di primissimo piano: le comunali di Milano del 2016 e vogliamo farci trovare pronti».

Roberto Maroni prima delle urne aveva dichiarato che in caso di vittoria della Lega Nord, il centrodestra sarebbe stato da riscrivere. Teme ripercussioni in Giunta regionale o degli equilibri di Palazzo Lombardia?

«No guardi, domenica non si è votato per la Regione Lombardia e quindi non capisco che contraccolpi debbano esserci, anche perché l’alleanza è solida. Forza Italia, anzi, vuole dare un contributo forte alla Giunta Maroni su tre temi: la riforma della sanità per salvaguardare la libertà di scelta del cittadino ed eliminare i ticket per i meno abbienti, quindi le politiche attive del lavoro e, terzo tema, il rilancio delle case popolari. Tutti temi sui quali lavoriamo coi nostri assessori».

Prima accennava alle comunali milanesi. Anche in questo caso resta da decifrare il rapporto con la Lega Nord.

«Ora Salvini dica che vuole fare, se si vuole candidare a Milano oppure no….».

Pare abbia ambizioni nazionali, ma nel caso decidesse di candidarsi a Milano, come la prendereste?

«Prenderemmo sicuramente in considerazione questa opzione. Ma come ne prenderemmo in considerazione altre, anche tra esponenti della società civile. In questo momento non posso dirle “Salvini sì o Salvini no”. In questo momento conta ripartire – lo ripeto – dai contenuti e dal radicamento sul territorio. Incontrerò personalmente i consiglieri di Zona di Milano ed entro l’estate dovrà tenersi un congresso cittadino per eleggere i vertici milanesi del partito».