Qualche giorno fa ho incontrato alcuni responsabili del MOIGE, il Movimento Italiano Genitori.

Da una ricerca condotta nel 2018, con l’Università Europea di Roma, emerge una generazione super tecnologica e iperconnessa: l’81 per cento afferma che tutti i dispositivi presenti a casa sono connessi ad internet. E in merito all’utilizzo degli smartphone, circa il 21% del campione abitualmente gira video e li diffonde tramite i social network, 1 su 2 condivide immagini personali e il 31 per cento del campione ha dichiarato di essere stato un “cyberbullo”, facendo girare video imbarazzanti per prendere in giro i compagni.

Purtroppo fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo sono più diffusi di quanto si pensi. Chi ne è vittima può subire conseguenze anche molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, problemi di rendimento scolastico, disagio, stati di ansia, esclusione e depressione. L’aggressività che si manifesta su Internet è uno dei fenomeni di violenza più preoccupanti e seri, tanto da indurre all’autolesionismo e talvolta addirittura al suicidio.

In difesa dei più piccoli, il MOIGE mette a disposizione il primo centro mobile di sostegno e supporto alle vittime di cyberbullismo: un ufficio itinerante con personale specializzato, che in tre anni ha raggiunto circa 50 mila studenti e più di 100 mila tra docenti e genitori.

E poi c’è la figura del “Giovane Ambasciatore”: ragazzi scelti per le loro particolari attitudini e sensibilità, formati per formare i loro coetanei, per essere punti di riferimento sul tema del bullismo e del cyberbullismo.

Un progetto prezioso che:

  • Aumenta la consapevolezza dei minori e dei genitori sui rischi correlati al bullismo e cyberbullismo;
  • Coinvolge attivamente docenti e famiglie, in uno spirito di rinnovata collaborazione e nell’ottica della corresponsabilità nella gestione e nell’educazione dei figli, fornendo strumenti idonei per fronteggiare il fenomeno con più consapevolezza, efficacia e responsabilità;
  • Sensibilizza la cittadinanza per renderla più consapevole delle cause e delle conseguenze generate dal fenomeno, incentivando i minori a chiedere aiuto e gli adulti ad essere più responsabili e sensibili, cogliendo per tempo i segnali di disagio e dando il giusto esempio ai propri figli o studenti.