Il costituzionalista non ha dubbi: «Le norme Ue prevalgono sulla legge Severino e gli uffici elettorali devono applicarle con effetto immediato».

Di Anna Maria Greco – Da Il Giornale

Roma, 17 mar. 2014: «II diritto di candidarsi e di essere eletti, riconosciuto dai trattati europei e dalla Carta dei diritti fondamentali Ue, non può essere compresso da una norma interna italiana della legge Severino che, illegittimamente, verrebbe applicata nel caso Berlusconi a fatti commessi prima della sua entrata in vigore».

Il costituzionalista Giovanni Guzzetta, ordinario di Diritto pubblico all’Università romana di Tor Vergata ed esperto di norme comunitarie, è categorico.

E se questo principio non fosse rispettato, professore?
«Visto che la normativa Ue è prevalente su quella dei singoli Stati, si tratterebbe di una violazione a livello europeo».

Silvio Berlusconi sembra determinato a presentarsi come capolista di Fi in tutte le circoscrizioni alle elezioni europee. Chi valuterà se può compiere questo passo dopo la condanna in Cassazione?
«L’Ufficio elettorale presso la Corte d’appello che, come organo amministrativo, dovrà ammettere la sua candidatura. Già in quella sede potrebbe avvenire il riconoscimento che esiste un diritto europeo prevalente e non si può applicare la legge Severino. Una pronuncia che avrebbe effetto immediato».

Se invece respingesse la candidatura del Cavaliere?
«Si potrebbe ricorrere al giudice ordinario che, in caso di accoglimento, potrebbe ritenere immediatamente disapplicabile la Severino o proporre una questione davanti alla Corte di giustizia dell’Ue o ricorrere alla Consulta».

Nel suo parere «pro veritate» di fine agosto sulla decadenza di Berlusconi dal Senato lei ha affermato che la legge Severino viola la Costituzione.
«Credo che sia incostituzionale nella parte in cui prevede sanzioni come la decandenza e l’incandidabilità anche per fatti commessi prima della sua entrata in vigore. Questa retroattività violerebbe i principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Poniamo che né l’organo amministrativo né quello ordinario riconoscano il diritto di Berlusconi a candidarsi. Che cosa potrebbero fare il leader di Fi e i suoi legali?
«Se i due passaggi non riconoscessero la sua eleggibilità, dopoil voto si potrebbe impugnare la decisione di fronte al giudice ordinario, o secondo altra opinione davanti al Tar, che potrebbe sollevare la questione davanti alla Corte di giustizia.

Dopo la decadenza Berlusconi è ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo. La decisione potrebbe pesare?
«Sono questioni distinte ma non completamente separate. Temo che i tempi della decisione non siano così rapidi, ma in teoria quella pronuncia sull’interpretazione della Severino potrebbe condizionare il giudice italiano».

C’è poi l’interdizione dai pubblici uffici, come pena accessoria della condanna di agosto, che la Cassazione potrebbe confermare prima di metà aprile, data ultima per presentare le candidature.
«La questione sarebbe diversa: si tratterebbe di applicare il codice penale e non la legge Severino. Ma non ho sufficiente conoscenza delle decisioni per pronunciarmi. È anche una questione di tempi rispetto al momento di presentare le candidature».

Che cosa pensa della raccolta delle firme a sostegno della candidatura di Berlusconi alle europee lanciata dal Giornale?
«Come costituzionalista non ho nulla da rilevare sul piano della legittimità. Qualsiasi iniziativa di manifestazione del pensiero a carattere politico se non viola limiti normativi è lecita. E questa non mi pare ne violi».