di Mariolina IossaCorriere della Sera del 19.02.2013

Ricordiamoci di concorsi truccati, baronie e corsi poco selezionati

«Le richieste dei rettori? Sono condivisibili, oggi l’università è in sofferenza ma la posizione della Crui mi sembra anche un poco autoassolutoria». L’ex ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi, Mariastella Gelmini, non risparmia critiche all’università italiana e rilancia la piena attuazione della sua riforma, che lo stesso Monti «quando ancora era professore alla Bocconi aveva sostenuto».

Quali sono le colpe dell’università?«Quelle di cui abbiamo sempre parlato prima della riforma e che hanno in parte prodotto questa sofferenza. Se oggi non abbiamo università italiane tra le prime 100 nel mondo e gli iscritti diminuiscono bisognerà ricordare i piccoli concorsi truccati, le baronie, le selezioni non meritocratiche, il moltiplicarsi di corsi universitari con pochi studenti, il moltiplicarsi delle sedi, spesso improduttive e dove non si faceva ricerca, sistemi poco trasparenti e produttori di grandissimi sprechi. In tempo di crisi e di pareggio di bilancio si è dovuto intervenire per razionalizzare».

L’università è sull’orlo del crac per avere sperperato?«C’è una sua responsabilità. I rettori non possono limitarsi a chiedere soldi, richiesta peraltro legittima, ma devono farsi carico di avere disatteso le speranze degli studenti, di non aver selezionato i corsi di laurea con veri sbocchi occupazionali, di aver prodotto migliaia di disoccupati. Non è esente da colpe. I rettori vogliono l’autonomia? Giusto, io però respingo l’accusa di aver tolto loro autonomia. Bisogna che accettino di essere valutati, l’Agenzia di valutazione non funziona benissimo, va perfezionata. Ma la valutazione è necessaria e io ci credo fermamente».

E infatti i rettori vogliono essere valutati ma chiedono anche risorse adeguate. «E questo aspetto, ripeto, è in parte condivisibile. Ma va chiarita subito una cosa: nel 2009 noi abbiamo aumentato il fondo per l’università, poi ci sono stati tagli nel 2010 e nel 2011, tagli che sono serviti a coprire i costi dei professori fuori ruolo a 70 anni, anziché com’era prima a 75. Proprio per aprire ai giovani. Nel 2012 siamo tornati in equilibrio. Poi, con Monti c’è stato questo taglio, inaspettato e ingiustificato, di 300 milioni di euro per il 2013. E il blocco del turnover: le due cose assieme paralizzano».

Ma anche Tremonti ha tagliato e bloccato il turnover.«È vero. Ma poi io, con il fondo Letta presso la presidenza del Consiglio, ho potuto ripristinare una parte delle risorse. E con il decreto 180 del 2008 abbiamo cancellato il blocco del turnover».Condivide le richieste dei rettori?«Dico sì alla defiscalizzazione delle tasse universitarie e alle borse di studio, anche se bisogna distinguere tra quelle riservate alle famiglie in difficoltà, che però devono andare di pari passo con il “quoziente famiglia”, e quelle per i più meritevoli. Per questi ultimi, bene Profumo che vuole alzare la soglia dei crediti per ottenere le borse. Penso che bisogna togliere i vincoli al turnover e ripristinare i 300 milioni di euro sottratti all’università. Con quei fondi già nel 2013 si potrebbero assumere seimila nuovi ricercatori».

Fonte: Corriere della Sera